Recensione: Reckless, lo specchio dei mondi
Autore: Cornelia Funke
Titolo: Reckless, lo specchio dei mondi
Genere: Letteratura per ragazzi
Editore: Mondadori
Prezzo: 17,00 €
Pagine: 276
Recensione di: Zia Mad
Il sito italiano ufficiale del libro lo trovate qui, e questo è il fantastico booktrailer che ne hanno tratto:
Grandi aspettative. Libro letto e acquistato su consiglio di Chesy. Maledetto stregatto! Parla, confonde, induce e convince, poi si leva ogni responsabilità con una scrollata di coda: «Ti ho solo mostrato le vie! Ciò che hai fatto l’hai scelto da te» e poi aggiunge «Grazie per averlo testato (il libro).»
Poche sorprese. A confronto con la recensione di “Cuore d’Inchiostro”, i punti a favore e i difetti restano prettamente gli stessi. Come se la Funke frattanto non fosse migliorata affatto, oppure abbia intrapreso un passo avanti equilibrato rispettando i rapporti fra pregi e lacune.
Si parte in modo ottimo: il lettore viene inserito nella trama che la storia s’è avviata già da un po’, e il passato si ricompone pezzo pezzo a furia di modesti e striminziti inforigurgiti, all’inizio forse troppi e fuori luogo (nonostante siano indispensabili per delineare la base della trama e l’atmosfera di partenza), ma poi sempre più ridotti e idonei alla situazione. Quindi si può dire che quasi metà romanzo è costituito da piccolissime storie d’avventuree, che riprendono magicamente le favole dolci e a lieto fine del nostro mondo e le rendono reali, un pizzico più gotiche e macabre, magari facendo capitare i personaggi nel castello di Rosaspina che dopo secoli è ancora addormentata, o in una casa di marzapane la cui strega è stata uccisa crudelmente anni prima.
La trama si sviluppa attorno a una concezione e a un universo nuovo e sconosciuto, cui vi si accede tramite uno specchio di proprietà dei Reckless, a prima occhiata borghese e normalissimo. John Reckless, l’uomo di casa, ha tenuto nascosto il segreto dello Specchio fino alla sua definitiva scomparsa all’interno di esso. Quindi il figlio Jacob, non credendo alla menzognera notizia della sua morte, eredita per caso questo pericoloso mistero: il Mondo dello Specchio, negli anni e grazie a i numerosi “viaggi”, diventa il mondo di Jacob, che infine decide di mostrare tutto ciò al caro fratello minore, Will. Ed è proprio qui che entra in campo il lettore, ora che cominciano i guai. Non ci interessano tutte le avventure di Jacob prima dell’entrata in scena di Will, benché interessanti e fantastiche, né ci interessa poi molto la vita che entrambi conducevano nel mondo reale. O, almeno, questo è ciò che crede la Funke, visto che ci dipinge il tutto con poche frasi sparse per tutto il romanzo, confuse come ricordi e pensieri transitori, tinteggiate alla stessa maniera di quelle immagini tremendamente fugaci che rappresentano il tenue risorgere di un passato a lungo represso, quindi di nuovo sottomesso da un presente azionistico e stressante, movimentato. Il presente che noi viviamo assieme ai Reckless è proprio questo, una violenta corsa contro il tempo, che asservendosi degli elementi fantasy permette di bruciar tappe e combinar casini immani in un periodo che dura meno di un mese, una ventina di giorni al massimo.
Reckless, a differenza della copertina glaciale, è un fuoco di eventi. La Funke avrebbe potuto scrivere un tomo di cinquecento pagine, se solo avesse approfondito tutti gli aspetti qui solo appena sbozzati. Con la fretta di creare un libro coinvolgente ed energico ha finito per lesionare la sua opera, facendola apparire frivola, leggera, una concentrazione di azioni prive di una coscienziosa base sentimentale e di riflessione. Esagerando con l’azione, si è sminuita l’importanza della personalità dei protagonisti, qui incredibilmente piatti, profondi come pozzanghere sull’asfalto lasciate da piogge passeggere. La compagnia che attraversa le lande del Mondo dello Specchio è composta da elementi molto differenti fra loro, che hanno aperto all’autrice numerose vie con cui dettagliare l’animo di ciascuno. C’è il nano avido e ambiguo, la mutaforma passionale e logica, la ragazza innamorata e decisa, Jacob che è forte nel corpo e nello spirito come se fosse sempre vissuto in quell’universo magico e insidioso, affronta le difficoltà mosso dall’affetto fraterno e da una nota vagamente impulsiva. Ma tutto ciò da cosa lo ricaviamo? Da azioni, gesti e decisioni. Non c’è una riflessione o un dialogo che partecipi a delineare tali caratteristiche, anzi s’impegnano a fare il contrario. I dialoghi incontrati presentano tutti lo stesso linguaggio, buonista e colloquiale anche nelle situazioni di forte confronto, completamente atono come se prodotto da un macchinario invece che da esseri umani. Persino Volpe, la più sconsiderata, parla con tono pacato e indifferente, o almeno dà questa triste impressione.
Se in molti altri romanzi emerge che sono i personaggi di contorno quelli delineati meglio, forse perché descritti in così breve tempo da farci rimanere legati affettivamente agli atteggiamenti tipici e caratteristici di ognuno di loro, modi che da soli sanno rendere unici, in Reckless invece rappresentano la lacuna maggiore. Qui sono mezzi, mezzi per costruire la fortezza in cui il protagonista si muoverà sicuro sostenuto dalla sua astuzia e forza di volontà, talvolta spudoratamente accompagnate a un’enorme fortuna. Si nota un tentativo claudicante della Funke di donar loro un filo di spessore, ma lo fa alla sua maniera, ovviamente errata: decide infatti di raccontare l’azione (attenzione, l’azione!) saliente della loro vita, quasi che essa riesca a essere simbolo e matrice della ritualità occultata del personaggio. Inforigurgiti funesti.
Nella trama si possono notare tantissimi riferimenti alle fiabe dei fratelli Grimm, di cui i fratelli protagonisti portano anche il nome (Will e Jacob). Una sorta di tributo? Una ricerca approfondita per poter riscrivere la loro storia in chiave moderna e fantasy? L’andare della narrazione presenta a buon ragione una sorta di velo di superficialità che ricorda le fiabe, quello strascico incantato in cui il tutto pare una metafora deliziosa che s’intarsia d’azioni ed eventi, un tentativo di parlare attraverso figure e immagini. Ma se questa tecnica va bene per i bambini o per chi volesse immergersi consapevolmente in tale magica avventura, non giova se ritrovata in un volume che tende ad essere rivolto a un pubblico giovane, ormai disinteressato alle fiabe ma non ancora pronto a generi più complicati. Nonostante tutto, questo accozzamento di elementi fiabeschi è gestito in modo pessimo, dando a tutto l’aspetto confuso di una coperta patchwork. Per chi avesse visto il film “Parnassus”, potrei paragonarlo un po’ a quell’altro specchio, famoso per ben altre capacità: chi ci entra ci può trovare di tutto, realizzazione diabolica dei propri desideri, non c’è spazio per stupirsi più di tanto, poiché il tutto è pura meraviglia. Ma se in “Parnassus” questa caratteristica ne faceva il suo punto forte, spingendo sul lato grottesco dell’opera e interagendo col subconscio degli spettatori, Reckless lavora in maniera diversa e si preoccupa di dotare il tutto di un nesso logico, finendo per errare.
Una scelta stilistica da criticare è l’associare ogni capitolo a un punto di vista, che spazia fino a raggiungere la soglia di quasi dieci narratori interni che si susseguono senza parvenza di nesso logico. Il punto di vista è sfumato, interviene raramente, tanto da venir riconosciuto solo a capitolo inoltrato, quando comprendi che tutte quelle frasi senza soggetto sono implicitamente riferite al personaggio che ha aperto la narrazione. E a volte capita pure di confondersi: è Clara a parlare, visto che poco fa si narrava di lei, o è Jacob, o magari Volpe… anzi, no, ora che ci rifletto, questo atteggiamento mi sa tipico di Will. Se i personaggi avessero avuto un minimo di profondità, di carattere, anche distinguere un punto di vista dall’altro sarebbe stato molto più semplice.
Lo stile in generale è migliore di quello di tanti scrittori italiani, insito di figure retoriche (specie nella prima parte) che incantano e sanno imprimere bene l’immagine dell’ambiente naturalistico e fatato cui andiamo incontro. Sarà la lingua tedesca che sa lasciare di per sé un’impronta delicata e brillante, piacevole, di cui si può incontrare un altro esempio lampante del “Sangue di Faun” di Nina Blazon, ma le parole vengono usate con perizia e criterio, la punteggiatura non è mai a sproposito e perlopiù competente, i termini ricercati sono inseriti nei punti giusti. Forse, rispetto alla Blazon, la Funke appare più fredda e metodica, restando però comunque una brava scrittrice. Uno stile del genere in mano a un buon narratore farebbe faville, poiché apre innumerevoli opportunità. Scivola liscio come un drappo di seta, e lascia lo stesso sentore morbido e accogliente, una sensazione che sfuma placida e quieta, lentamente.
Un voto finale un po’ strano. La trama ha la sua originalità, cattura insieme allo stile fresco e intrigante, ma è come un diamante ancora tutto da sbozzare, il ritorno del mio canone con cui ho cominciato la recensione: grandi speranze, grande occasione, il tutto sbiadito dietro i difetti che la Funke si porta ancora dietro. Il giudizio è stato a lungo altalenante, indeciso, due cappelli erano troppi, uno e mezzo poco. D’altro canto si nota la buona volontà e il desiderio di scrivere per raccontare e non per racimular monete o raccoglier fama, cosa da apprezzare in un mondo librario dove casi simili diventano sempre più rari. Perciò, bando alle ciance.
Voto: 1 cappello e mezzo + bonus volontà :P
Postilla: “L’angolo dell’editor”
Dopo una recensione mi pare doveroso spiegarvi cosa sia l’inforigurgito, o infodump (in inglese) che dir si voglia. Per farlo cito una breve ma concisa spiegazione che ci fornisce Gamberetta:
“L’inforigurgito è l’impellente necessità dell’autore di fornire informazioni al lettore. L’autore si rende conto che il lettore ha bisogno di determinate informazioni per comprendere gli sviluppi della storia, e perciò gliele vomita addosso. Peggio, spesso l’autore crede che le informazioni siano vitali, quando in realtà non lo sono.”
Ora, esistono inforigurgiti e inforigurgiti. Di esempi ne potremmo fare molti, dall’autore che interrompe una scena per narrare come un noioso paragrafo di storia abitudini e guerre di una razza che ha appena introdotto, e che rappresenta in sé l’esempio più molesto, a brevi paragrafi che sono più che altro flashback mal gestiti. Un infodump può esserci presentato in due modi: con un inserto esplicito dell’autore all’interno della narrazione o attraverso il dialogo. Il primo modo risulta noioso, ma facile da utilizzare, e soprattutto non rischia di intaccare la trama. Il dialogo invece, benché riesca a mascherare il fastidio creato dall’infodump, finisce col rendersi inverosimile e talvolta ridicolo, poiché si tratta di informazioni che difficilmente verrebbero scambiate durante una discussione, specie se vengono utilizzati termini che richiamano l’insegnamento scolastico.
Gli inforigurgiti della Funke appartengono alla categoria meno spiacevole, ma la numerosità elevata di essi ne svaluta l’intero romanzo. Qui cito un paragrafo preso dal capitolo 39:
“Hentzau inarcò le sopracciglia. – Speravo che me lo sapessi dire tu. Lo abbiamo catturato cinque anni fa a Blenheim. Doveva costruire un ponte, perché la gente del posto era stufa di farsi divorare dalle lorelei. Già all’epoca il fiume ne era pieno, anche se fa comodo raccontare che ce le ha messe la fata. John Reckless, è così che si faceva chiamare. Portava sempre con sé una foto dei suoi figli. Il nostro re gli aveva fatto costruire una macchina fotografica molto prima che l’idea venisse agli inventori della corte imperiale. Ci ha insegnato molto. Ma chi avrebbe mai detto che un giorno a uno dei suoi figli sarebbe cresciuta una pelle di giada!”
Un altro estratto invece lo troviamo nel capitolo 5:
“– Allora, in che guai ti sei cacciato questa volta? – gli chiese. Dallo sguardo si capiva che pure lui si sarebbe fatto volentieri un goccetto, ma si limitò a versarsi dell’acqua.
In passato, si ubriacava così spesso che Jacob era arrivato al punto di nascondergli le bottiglie, anche se poi Chanute gliele dava di santa ragione. Lo picchiava spesso, anche quando era sobrio… finché un giorno Jacob non gli aveva puntato contro una pistola. Pure nella caverna dell’orco era entrato ubriaco. E se non avesse avuto la vista offuscata dai fumi dell’alcol, non avrebbe perduto il braccio. Ma da allora aveva smesso di bere. Era stato un pessimo surrogato di padre, e Jacob stava sempre sul chi vive quando era in sua compagnia, ma se c’era qualcuno che sapeva come far guarire Will, quello era Albert Chanute.
– Cosa faresti per estirpare le carni di pietra a un tuo amico?”
Nel primo esempio si nota come sia stato cercato di nascondere malamente l’infodump in un dialogo, una sorta di racconto che cerca di riassumere i fatti che il parlante vuole comunicare al ricevente. Nonostante tutto, si tratta di informazioni sconosciute al ricevente, e perciò possono venire recepite come piuttosto verosimili (quanti sono infatti i casi in cui, anche in un film, troviamo un personaggio che racconta qualcosa del genere?), ma resta il fatto che si tratta di un brano alla lunga noioso, e che interrompe la foga della situazione, un momento importante della narrazione in cui viene a galla un particolare sorprendente. Come l’autrice avrebbe potuto mascherare meglio l’inforigurgito? Riflettiamo: si suppone che, a quanto detto, Hentzau conosca John Reckless. E allora perché non citare una frase da lui detta, un episodio particolare che sia direttamente legato con la personalità di Hentzau e ciò che prova? In un dialogo simile la tensione si appiattisce senza speranza di ripresa.
Nel secondo esempio ho volontariamente inserito le battute che precedevano e seguivano l’infodump, per sottolineare come un intervento del genere miri a disintegrare la stabilità e fluidità della storia, risultando talvolta completamente fuori luogo. Infatti dopo l’inserzione in cui scopriamo particolari sorvolabili del passato dei due parlanti, fatichiamo in maniera evidente a riprendere il filo del discorso: in Reckless mi è più volte capitato di essere costretta a rileggere l’ultima battuta prima della divagazione, in modo da ricordarmi di nuovo di cosa si stesse parlando. Se Chanute è un surrogato di padre pessimo, mostramelo, se non ne hai voglia non ne parlare nemmeno, e questo ragionamento si può applicare a un po’ tutti gli interventi simili rintracciabili nel romanzo, che fa degli infodump la sua ragion d’essere e il suo difetto maggiore.
Anteprima: Il ragazzo con gli occhi blu
Trama: Blu non è più un bambino cattivo. Ora è un uomo di quarant’anni. Lavora come portiere in un ospedale e vive ancora insieme alla madre in un paese dello Yorkshire. Un’esistenza ordinaria, all’apparenza un po’ monotona. Una vita molto diversa da quella che l’uomo conduce nel mondo virtuale. Blu ha un blog su un sito chiamato “badguysrock”, una community che ha fondato lui stesso, dedicata a tutte le persone cattive. Su internet dà sfogo ai suoi desideri più nascosti, confessa ossessioni di morte, racconta la sua infanzia, quella di un bambino pericolosamente affascinato dal male. Pensieri oscuri che girano attorno a una terribile fantasia, quella di uccidere sua madre. Una donna dura, con cui ha sempre avuto un rapporto carico di misteri. Ma cosa è vero e cosa non lo è? Qual è il confine tra realtà e mondo virtuale? Blu era realmente un bambino malvagio o semplicemente si inventava tutto? Forse l’inquietante Albertine, che condivide con Blu un agghiacciante segreto, lo sa. O forse no. Una cosa è certa: Blu non è quello che sembra. E mentre post dopo post le parole si fanno sempre più sinistre, la violenza cresce pericolosamente. C’è un solo modo per fermarla: scavare nel vero passato di Blu, un passato oscuro, un passato di rivalità e menzogne, il passato di un bambino incompreso, dotato di una sensibilità straordinaria. Fino a svelare il cuore malato di una famiglia profondamente disturbata. Solo così emergeranno le ragioni di un omicidio vecchio di vent’anni…
data di pubblicazione: 28 ottobre 2010
pagine: 450
editore: Garzanti
prezzo: € 18,60
Lo aspetto con ansia, si presenta troppo bene.
La garzanti ha aperto il blog di “blueeyedboy”. Visitatelo se volete incuriosirvi, andate qui.
O se volete notizie succulente e perenni sull’autrice, andate qui.
Licia Troisi: Spoiler & Anteprime
Per tutti gli amanti della temeraria coppia Licia Troisi + Paolo Barbieri, dal 26 Ottobre è disponibile “Guerre del Mondo Emerso – Guerrieri e Creature”
Titolo: Guerre del Mondo Emerso – Guerrieri e Creature
Autori: Licia Troisi, illustrazioni di Paolo Barbieri
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Data di Pubblicazione: 26 Ottobre 2010
Pagine: 130
Prezzo: 22,00 €
Trama: Dubhe, la tormentata guerriera contesa tra il Bene e la Gilda degli Assassini; i draghi, le leggendarie creature cavalcate dai combattenti che lottano per la salvezza dell'Impero; la torre di Salazar, la sontuosa capitale della Terra del Vento. Le immagini con cui la fantasia di ognuno ha accompagnato la lettura delle pagine di "Guerre del Mondo Emerso" prendono vita in uno splendido volume illustrato che presenta tutte le creature e i personaggi della saga. Ricche tavole a colori illustrano gli scenari in cui sono ambientate le avventure della trilogia, descrivono i particolari di abiti, armature, equipaggiamenti e artiglieria, e colgono emozioni, caratteri e personalità in suggestivi ritratti. Ogni disegno, realizzato da Paolo Barbieri, è accompagnato da un testo inedito di Licia Troisi che approfondisce la caratterizzazione dei personaggi e dei luoghi.
Questa, bene, era l’anteprima ormai di dominio pubblico. Penso che sia un regalo, e chiamatelo regalo ^^' , bellissimo per tutti gli appassionati di Licia Troisi e delle sue saghe. Questo libro va a fondo, scova e ingrandisce i personaggi e le situazioni che hanno condizionato le Guerre del Mondo Emerso.
OK.
Siete pronti per passare agli Spoiler?
Davvero?
Sicuri?
Allora rullo di tamburi, spariamo qualche petardo.
Bum.
Bum.
Bum.
In anteprima per voi, solo per voi cari lettori del Trio dei Matti, la scheda su “le Leggende del Mondo Emerso - Gli ultimi eroi”. L’attesissimo capitolo conclusivo dell’ultima saga del nostro, o almeno mio, amato Mondo Emerso.
Passiamo quindi, alla scheda, con tanto di anteprima di copertina.
Titolo: Le Leggende del Mondo Emerso, vol 3, “Gli Ultimi Eroi”
Autore: Licia Troisi
Editore: Mondadori
Collana: I Grandi
Data di Pubblicazione: 30 Novembre 2010
Pagine: 464
Prezzo: 18,00 €
Trama: Il Mondo Emerso sembra giunto definitivamente al tramonto. Il morbo che Kryss, il re degli elfi, ha fatto diffondere tra la popolazione ha contaminato ogni villaggio, e l’unico antidoto, una pozione distillata dal sangue di ninfa, non basta a curare tutti i malati.
Mentre ogni speranza sembra perduta, Adhara decide di non opporsi più al proprio destino e di essere fino in fondo Sheireen, la creatura nata per combattere il Marvash, il male assoluto.
Grazie al suo coraggio l’origine del morbo viene infine svelata, e un’innocente sottratta a un immane supplizio. Ma le voci di una nuova, inattesa minaccia iniziano a serpeggiare tra i sopravvissuti, e un attacco di inaudita potenza sembra covare nelle riunioni segrete del re degli elfi e i suoi seguaci.
L’arma che annienterà per sempre il Mondo Emerso sta per abbattersi sulla Terra del Vento, e Adhara dovrà compiere una scelta dolorosa e definitiva, sacrificando alla missione molto più di se stessa.
Piaciuto il regalo? Solo per voi, penso di essere il primo a farvi quest’anteprima, quindi il vostro gattino è come sempre rimpinzito di sorprese. Bene, per ora abbiamo finito qui, quando avrò altre news non esiterò a pubblicarvele, per ora godiamoci queste. Poiché, anche se non è vero, chi si accontenta gode.
Alla prossima!
Chesy
Recensione: Cuore d’Inchiostro

Recensione: Fallen
Autore: Lauren Kate
Titolo: Fallen
Genere: Paranormal Romance
Editore: Rizzoli (romanzo)
Prezzo: 17,00€
Pagine: 480
Recensione di: Zia Mad
Fallen è il primo accattivante volume di una saga urban fantasy che ha riscontrato vasto successo nel pubblico adolescente e young adult a cui è rivolta, tant’è che è in corso la produzione da parte di Disney del film omonimo e per il 28 settembre è previsto negli USA il lancio del seguito intitolato Torment. Si pensa che la traduzione italiana verrà pubblicata nei primi mesi del 2011.
Il romanzo narra le vicende di Lucinda Price, dal soprannome di Luce, giovane diciassettenne tormentata (appunto) che, a causa di un incidente in cui ha visto morire il suo precedente ragazzo, viene spedita in una sorta di riformatorio chiamato “Sword & Cross”, un istituto risalente alla Guerra Civile Americana. Il suo passato funesto e le oscure visioni di cui è vittima rendono l’ambientarsi in questa nuova realtà più faticoso e difficile del previsto, poiché alla Sword & Cross non si possono usare cellulari, è proibito il collegamento Internet, ci si veste solo di nero e, cosa ancora più inquietante, si è perennemente posti sotto la sorveglianza di telecamere. Un particolare curioso è il soprannome della protagonista, Luce (che in americano si suppone vada pronunciato “lius” o qualcosa di simile, ma che in italiano, letto così com’è, assume un significato proprio e incantevole), contrapposta alle Ombre che, fin dall’infanzia, vede e interpreta come sintomi di malattia mentale. Successivamente, il romanzo è tutto un accostarsi di tasselli fantasy che spaziano in un universo “angelico” e che, l’uno dopo l’altro, conducono a una rivelazione scottante che si consuma nelle ultime cinquanta pagine del libro. È insomma un romanzo che apre un ciclo e fatica ad entrare nella trama vera a propria, ma che d’altronde fa di questa introduzione il suo pezzo forte.
Ma andiamo con ordine. Fallen parla soprattutto del rapporto di Luce con gli altri ragazzi dell’istituto, tipi loschi e sinistri; ne analizza costumi, quotidianità e modi di fare, approfondisce con occhio critico e al contempo sentimento quelle che sono le personalità ambigue che popolano questo luogo isolato dal mondo. Tale prima parte è la più coinvolgente e interessante, ti permette di immergerti completamente nella narrazione, dove la presunta pazzia di Luce, le sue paure, si mischiano alla follia di punk, gothic, spacconi e personaggi strambi. Chi ha mai letto libri in cui a gestire la storia sono ragazzi di solito allontanati, considerati anormali? Chi ha mai letto un libro in cui si parla di un punk, di un metallaro, se non nelle pagine un po’ noiose e ridonanti di un trattato di musica? Io non ancora. Se voi l’avete fatto, beh, ditemi di quali libri si tratta, così da potermi fiondare a leggerli. Per dirla breve, trovo in questa scelta uno dei punti forti del romanzo, poiché mi sembra quasi che l’autrice abbia saputo inquadrare bene il pensiero e la cultura di queste minoranze sociali spesso sottovalutate o criticate in male, e che invece, come sempre, hanno molto da offrire. Forse più dei comuni mortali che calpestano, come stesse pedine di una scacchiera, queste strade sciapite e tutte uguali.
L’istituto correzionale con cui Luce ha a che fare è una comunità a sé stante, un angolo appartato ove si concentra l’incanto e il timore dello squilibrio; è il posto in cui palestra e piscina sono state inglobate nella vecchia cappella, in cui fai quindi il bagno al cospetto di crocifissi, candele e vetrate, è il posto in cui il cimitero con le sue tetre statue è luogo di pic-nic o punizioni fatte ai primi chiarori dell’alba. L’ambientazione realistica fornisce una spiegazione plausibile, inserendo talvolta elementi storici, a queste bizzarrie, o almeno se ne occupa quel tanto da eliminare dubbi o domande nel lettore e rendere il romanzo quanto più veritiero. Tale veridicità, come in tutte le cose, è destinata a scomparire, a polverizzarsi come un vampiro impalettato o delle rocce erose dall’acqua, il tutto con un processo impetuoso, improvviso, letale.
Gran parte del testo, se non tutto, è narrato dal punto di vista di Luce e, sebbene in terza persona, conserva un linguaggio sciolto e scorrevole, moderno, ma che con termini semplici sa descrivere piuttosto bene luoghi ed emozioni. Tutto questo è strettamente concentrato laddove il romanzo relega l’elemento fantasy nel suo anonimo cantuccio, in cui Fallen può apparire più che altro un volume autoconclusivo dalla piega psicologica e a tratti horror. Quando i fanciulli mettono le ali, poiché è di angeli caduti che si parla, anche lo stile cade un po’ e si confonde nelle sue atmosfere surrealiste. Ma da questo punto di vista non ho nulla da criticare: uno stile nella norma, che non spicca né per apprezzamento né per il suo essere scadente. Di stili simili se ne sono analizzati fin troppo, quindi non mi pare necessario soffermarmi di più.
L’autrice dapprima si limita a mostrare le difficoltà di Luce a inglobarsi nella Sword & Cross, istituto fatiscente, strano, assurdo; mostra come è bello e impossibile legarsi a dei criminali fuori dalla norma, giovani diffidenti, crudeli, incredibilmente affascinanti, che nelle loro particolarità conquistano un posto nelle memorie e nei sogni. Sono i personaggi di contorno, infatti, a rendere la storia indimenticabile: Arriane, la follia fatta persona, quella da cui puoi aspettarti nulla e tutto e a volte anche entrambi insieme; Cam, quello che ti fa battere il cuore e dopo te lo spezza, quello che gioca in maniera impeccabile con le fragili carni della vita; Penn, la “normale”, la dolce e tenera preda di un luogo che le ha strappato la famiglia e quindi, forse straziato dai rimorsi, le ha fornito un rifugio insicuro ove infine troverà la triste pace; Gabbe, la bionda creatura celeste che sa essere antipatica e perfetta, ma che nasconde un animo forte e gentile.
Poi anche Luce comincia a giocare. Cam e Daniel, loro due, gli “innamorati”, un tavolo da ping-pong in cui Luce è la pallina che vaga veloce e incerta sulla direzione da un lato all’altro del tavolo. A volte, cade. Questo libro è tutta una caduta… La trama s’ingarbuglia, scivola giù; quindi, semplicemente, scoppia.
Bum.
Bum.
Bum.
Tre colpi di cannone, tre pugni nello stomaco. Tre eventi che aprono le porte del fantasy di Fallen. La “rivelazione” della predestinazione. La morte. Il tormento. E a questo punto i colpi di prima assumono la loro vera vena onomatopeica:
Cliché.
Cliché.
Cliché.
È una discesa improvvisa, quasi un burrone, in cui Lauren Kate getta tutto quello che ha costruito finora. Era perfetto, o quasi. Poteva inventarsi qualsiasi cosa, chiudere la trama in maniera verosimile, lasciare Luce e tutti gli altri nell’istituto a crogiolarsi in quell’atmosfera gothic-punk incantevole. Ma no, non andava bene. Bisognava aprire le volte del cielo e far casino. Goffa, pessima scelta, a mio parere, forse dettata solo dall’ampia fetta di mercato che il fantasy offre. Nonostante tutto, però, nonostante la forte delusione, lo sbigottimento iniziale al cambio repentino di direzione, la trama mantiene un filo logico, si regge in equilibrio, merita per l’inizio stupendo.
Fallen è due libri separati: il thriller psicologico senza conclusione e l’angelico fantasy privo di ouverture. Di certo il primo avrebbe meritato molto più del secondo di ricongiungersi alla sua parte mancante, ma va da sé che così non sarà. In ogni caso comprerò Torment e tutto ciò che vi seguirà, ormai sono dentro la trama, e voglio sapere come si conclude. Strano a dirsi, ma questo romanzo non mi è scivolato addosso, mi ha saputo lasciare un retrogusto piacevole che ancora, a distanza di quasi un mese dalla prima lettura, mi porto felicemente dietro. In fondo Arriane e Cam restano, nella loro bellezza, meritano di concludere ciò che hanno da dire, e io li starò ad ascoltare.
D’altro canto Luce è sempre più in balia del presente, è mossa dal vento, le foglie parlano per lei, la terra le crea il percorso da seguire, come una buona madre lo frammenta di ostacoli ed errori per lasciare che la sua piccola apprenda le insidie della vita. Luce e Daniel, i veri protagonisti… puntine nell’enorme lavagna della storia, hanno colori spenti, grigiastri, meno appariscenti e affascinanti degli altri. Meno eroi. Perlomeno, anche se protagonista, Luce non dà molto fastidio. La si dimentica in fretta, lascia gran parte del palco ai suoi compagni, sfavillanti di costumi comprati in pensieri e idee, costumi fatti con azione, audacia e grottesca finezza.
La questione amorosa è più prorompente di quanto non si pensi, è legata indissolubilmente alla trama. Fallen… caduta… precipitata nelle braccia di un amore proibito. Una scelta, una condivisione di male e bene, anche stavolta divisi e contrapposti. La fuga contro il tempo: questi i temi del lato fantastico che si presume dominerà anche nei seguenti volumi. Io preferivo quel misto di follia, mistero e ambiguità, il tocco sottile della malattia a fare da sfondo, la forza dell’animo spaurito e scosso. Avrei messo quasi 5 stelle se Lauren Kate avesse mantenuto sempre lo stesso tono dei primi capitoli.
Per finire, il solito plaudere alla grafica: la copertina è di una sensibilità deliziosa e comunicativa, il pianto nel bosco… riflette molto dell’ambientazione, domina gli occhi dei possibili acquirenti col suo magico catturarti e imprigionarti fra le brame oniriche del desiderio. La scritta bianca spicca e ti induce ad aprire il libro e sfogliare le pagine spesse e profumate (spreco di carta, sì, ma anche piacere che sa di lussuria a lungo negata), trovare i titoli dei capitoli nel carattere arcuato ed elegante, fantasticare. Leggere piacevolmente un buon romanzo.
Pan, notizie dal gatto.
Amelice
Bambina dagli occhi ridenti
Amelice.
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- Beautiful Malice
- L'Ombra del Vento
- Il Gioco dell'Angelo
- Crypto
- Angeli e Demoni
- Il Codice Da Vinci
- Il Simbolo Perduto
- La Bambinaia Francese
- Mille Splendidi Soli
- Il Cacciatore di Aquiloni
- Per Non Dirle Addio
- Ricordati di Guardare la Luna
- Quando Ho Aperto gli Occhi
- Il Giovane Holden
- 1984
- Pastorale Americana

