Lettori fissi

mercoledì 30 giugno 2010

PostHeaderIcon Capitolo one. Amici per il pelo


Oggi vi pubblichiamo il racconto di questa nostra blogstory, spero vi piaccia. A mercoledì il prossimo ( forse ) ;) 

Fra gli intricati rami degli alberi di Wonderland, a un passo dai funghi giganti e abbastanza lontano dalla contrada del Brucaliffo, di preciso a metà strada fra i regni della Regina Bianca e della Regina Rossa, la vegetazione lascia spazio a una radura dove hanno trovato svago tipi piuttosto singolari, e che pare punto obbligato di passaggio per chiunque si trovi a gironzolare lì intorno: qui, Chesy, Crylice e Zia Mad hanno da tempi immemori installato il loro quartier generale.
 Un lunghissimo tavolo che pare poter ospitare tutto il paese occupa in lungo l’intero spiazzo, esso è ricoperto di una dolce tovaglietta in broccato rosso ricamata a mano, tutta merlettata a bordi con motivi floreali. Col passare del tempo, però, il colore rosso si è spento in un più cupo bordeaux, colpa delle macchie di tè non meglio riconosciute e delle varie creme da pasticcini che ci sono finite sopra.
 La tavola si presenta costantemente imbandita, da dove poi i nostri compagni prendano i viveri è ancora un segreto ignoto a tutti. Numerosi piattini, dalle variegate forme e colorazioni, sono sparsi lungo i metri a disposizione, così da creare strani gruppi eterogenei che hanno imparato a socializzare fra loro. Sono accompagnati, è inevitabile, da altrettante tazze da tè, alcune minute per ospiti di limitata stazza o per chi volesse solo assaggiare determinate fragranze, altre così enormi che riuscirebbero a contenere anche un litro intero di quel liquido profumato. Si è scoperto di recente che queste ultime siano le preferite di Zia Mad. I vari servizi adducono talvolta l’utilizzo di forchette per crostate e torte, cucchiaini per girare lo zucchero e coltelli per spezzettare i biscotti durissimi, ma non per questo meno saporiti, donati dalla Regina Bianca.
 Zuccheriere mezze svuotate e capovolte, con i coperchi che giacciono miglia a distanza da loro, s’alternano a brocche di latte e limoni tagliati a metà. Fra tutto questo spiccano le enormi cataste di dolciumi assortiti: un buon tè deve essere accompagnato da sfiziosità multiple, e così non mancano cioccolatini, ciambelle, meringhe, marzapani, sacher torte, strudel, gelati, pesche con colate di cioccolato fondente, mele caramellate, le fantastiche gallette alla Regina Rossa e chi più ne ha più ne metta.
Così troviamo capannelli confabulanti e ciarlieri creatisi fra i vari servizi provenienti da ogni angolo del mondo. Troviamo il piattino cinese che, sbattendo gli occhi a mandorla, ammicca verso l’elegante e snella teiera indiana, mentre i cucchiaini brasiliani e polacchi fanno a gara per chi lancia le zollette di zucchero più lontano. Per non parlare, poi, delle varietà di tè, ognuna più gustosa dell’altra, che sembrano prepararsi e correggersi da sole per cercar di diventare le specie più amate e richieste.
 Non v’aspettate però che, con questa confusione d’armamentario, regni dell’ordine sulla mensa ufficiale di Wonderland. Immaginate di star spiando dall’alto degli ontani che circondano la nostra pittoresca radura, osservando fra le foglie che pian piano offrono scorci sulla tavola apparecchiata di tutto punto. Vedreste una trambusto di tre individui che più che allegri paiono semplicemente pazzi, e un via vai di oggetti non specificati che hanno la mania di volare da un lato all’altro della sala approntata all’aperto. Grida di risate e rumore di cocci rotti saranno l’unico suono, all’inizio fastidioso, che udirete stando accucciati lì fra gli alberi.
Ma, ehi… che fate ancora là sopra? Scendete e unitevi ai tre più folli di Wonderland! Su, che sta per succedere qualcosa di veramente molto, ma molto… matto.
«Ehi! Guarda com’è affascinante la teiera oggi! Sembra di esser felice per le smancerie che il piattino le offre» Chesy fa, amichevolmente, l’occhiolino alla stoviglia di ottima manifattura orientale, che pian piano arrossisce per via della marmellata alle fragole che Crylice, sbadata com’è, gli ha chiazzato coi palmi. Nell’aria però non è tutto così terribilmente felice, e mentre la zia cerca di riaggiustarsi il cappello sulla testa, rigirandosi più volte l’enorme fiocco rosa e rinfilando nella taschina l’etichetta “10%” a cui tiene davvero tanto, l’atmosfera aleggia di vaga tristezza, che va ad impregnare l’erba del rorido prato cosparso di zucchero a velo. Angoscia.  
Crylice agguanta ad uno ad uno gli squisiti pasticcini alla crema, e si riavvolge su se stessa per sistemarsi il suo copricapo di fragole. Oggi fa l’ingorda, non è da lei. Intanto il prezzo da scontare sono i suoi capelli che risultano sempre più appiccicaticci per colpa del miele che la Zia Mad le ha lanciato. Peccato per i miei capelli d’oro,  pensa la stretta parente di Alice.
«Devo dire che ti dona… quell’oro zecchino su quello grezzo!» Dice scherzoso lo stregatto, che appollaiato se ne sta sul suo sgabello di stoffa vermiglia – sì, sempre le fragole – sostenuto da un trespolo in acciaio luccicante ai raggi del sole che lo colpiscono a tratti. Crylice sembra fortemente irritata.
La zia, al capo tavola, è seduta sulla sua ampia e comoda poltrona blu oltremare, rattoppata in più parti - vedasi l’ovatta che ne fuoriesce. Sorseggia cauta il suo tè, e al contempo osserva l’aria tesa fra i due che pian piano s’instaura. Così, mentre le sue due codine arancioni come carote fresche che il bianconiglio tanto le invidia, svolazzano arruffate al lato del suo viso, alcune ciocche di esse si staccano dal suo capo e finiscono nel tè, che cuoce lento su un pentolino che bruciacchia man mano la tovaglia bordeaux. Non si sa da dove venga la fonte di calore, fatto sta che il bollitore d’acqua calda serve da uso interrotto, e non a caso si trova costantemente al fianco della Zia Mad. Una lacrima le solca il volto placcato di biacca, scolorendola un po’, e il vento subito l’asciuga. Sapete, lei non piange mai. È solo il vento che tira, che porta gli emissari della Queen, come tante foglie trascinate dai rovi delle piante, carovane unite fra loro da catene.
Con la mano coperta da un guanto di un bianco smunto, fruga fra le innumerevoli saccocce che il pastrano verde bottiglia cela o mostra animatamente, accompagnate da bottoncini colorati e di varie misure. Estrae un piattino davvero minuscolo che afferra con le sue dita ossute e, pronta, con uno sguardo sarcastico saturo di sfida, lo lancia per aria. Il piattino fende l’aria quasi fosse uno shuriken, tagliando il vento come una squisita tortina di pastafrolla, e smuove i peli e le ciocche dei Chesy e Crylice. Ma l’arma-piattino disegna una linea retta fra loro, andandosi a frantumare dall’altro lato della tavola, e nonostante tutto lo stregatto e la ragazza non s’accorgono di nulla. Continuano a squadrarsi con sguardi momentaneamente carichi di odio.
Allora la zia, avendo frantumato l’ultimo piattino a disposizione nella tasca, esce una verga di un verde elettrico, abbacinante,  con il manico gommato e nero. Ne da un colpo, producendo un rumore secco molto simile allo scroccare dei frollini della Regina Rossa sotto i denti affamati di Chesy, e la sua punta che tutto incolla va ad agguantare il piattino cinese, tirandolo a sé. Alla teiera indiana sfugge uno sbuffo, che subito svapora nell’aria densa di Wonderland. Allora, una volta in possesso del piatto donnaiolo e pregna di furbizia, la cappellaia lo scaglia sulla testa dello stregatto. Improvvisamente la  folta peluria dell’animale, ora a strisce grigie e blu, diventa gialla e nera. Come a dire: Pericolo!
Ma viene lo stesso colpito.
E con un capo giro cade dalla seggiola esanime.
La zia cambia colore delle iridi, trasformandole in un rosso infuocato, mentre la fanciulla dalla bionda e fluente capigliatura manda uno strillo acuto. E ogni gocciolone che le stilla dagli orli della palpebre va ad irrigare tutta Wonderland, allorché non riaccada lo spiacevole incidente di quando l’acqua arrivò fino alla contrada del Brucaliffo, facendogli compiere il primo bagno in una piscina assieme a tazze e tazzine, dolci e dolcini, e un topo che quel giorno aveva schiamazzato per la sua cute zuppa, la zia si alza svelta e scattante percorre come un scheggia il tavolo, dove pesta e calpesta frantumando tutto il ben di Dio che giace. Tappa quindi con un fazzoletto, appena uscito fulmineamente da una delle tante sacchette, gli occhi di Crylice, così da non permettere il fuoriuscire delle grosse gocce d’acqua dolciastra delle sue lacrime addolorate. La giovane smette: quel gesto le serve come un monito che la calma. Poi tutt’e due si fiondano sul corpo tramortito dello stregatto.
Con gli occhi chiusi e il capo all’insù, Chesy se ne sta in panciolle, godendosi la brezza che gli adula il ventre. Allora le due, con le palpebre spalancate, lo osservano colme di tristezza. È forse morto? E quando la prima lacrima pulsa da Crylice e ricade sul pancino della creatura dormiente, questi vibra e alzando di scatto la testa, mostrando orgoglioso il sorriso a sessantadue denti schierati in file verdognole, lecca il volto della ragazza dicendo: «Piaciuto lo scherzo?!»
 Allora, rimettendosi in piedi, fugge a gambe levate macinando chilometri interi sotto le sue tozze zampette, dietro di lui solo polvere.  Zia Mad, infuriata, lo insegue e si accinge ad acciuffarlo per, dopo, scuoiarlo vivo e finalmente farsene una bella pelliccia.
 Se qualcuno lì di passaggio, che fosse animale o umanoide, avesse visto la scena, non avrebbe resistito dal ridere. Effettivamente, osservare una fila indiana formata da un gatto dal pelo ritto sulla schiena e la coda gonfia, che corre come un forsennato; una cappellaia arzilla che mena shuriken e pugnali a tutta birra – o meglio, a tutto tè – lanciandoli ovunque ma mancando sempre il bersaglio – che si presume fosse lo stregatto; e infine un’altra fanciulla, che corre ridendo, forse per non piangere, gridando ai due di calmarsi.
 Filano dappertutto, girando attorno ai grandi steli dei funghi e nascondendosi fra i cespugli dove crescono come frutta leccalecca giganti, e passandoci accanto spesso qualcuno ci fa un pensierino... E una leccatina.
Le risate e le grida dei tre si sentono a miglia di distanza, come il pelo giallo dello stregatto e le iridi rosse della cappellaia. Crylice continua a gridare di fermarsi perché è stanca, eppure è quella che sembra invece non riuscire a fermarsi o almeno a smettere di ridere. O sghignazzare, come preferite.
I tre sembrano sfiniti e infine si fermano, però solo dopo aver attraversato almeno una ventina di volte l’intera Wonderland, passando anche dai reami di entrambe le regine. Durante la strada hanno continuato a gridare e a lanciarsi armi, il mistero infatti è da dove abbiano preso entrambe le cose: come minimo dovevano avere la gola in fiamme, e le armi dovevano essere infinite, altrimenti da dove le tirava fuori Zia Mad? Forse ripercorrendo la strada già fatta ha ripescato le armi già lanciate; se non le ha recuperate tutte, passando per le vie del paese si possono notare kunai che pendono dagli alberi come suggestivi frutti immaturi o marci, e shuriken brillanti che infilzano dei poveri funghi giganti, che niente hanno fatto di male.
Alla fine i tre arrivano sfiniti gattonando – lo stregatto strisciando – alla contrada del Brucaliffo, che dall’alto del suo fungo blu, in mezzo al suo vapore blu, con la sua pipa blu, con i suoi occhietti... gialli e blu, li osserva dall’alto, dove quasi imponente la sua ombra si staglia contro il sole mattutino. O pomeridiano? Non c’è tempo in Wonderland.
I tre matti stanno stesi a pancia all’aria al cospetto del saggio Brucaliffo, e respirano affannati. Zia Mad lascia rotolare gli shuriken sull’erba perché non ha neanche la forza di sollevare il braccio; lo stregatto sembra essere andato in crisi di colori e sensazioni visto che il suo pelo assume un colore appunto indefinito, o non si decide, creando strane sfumature; Crylice ancora non riesce a smettere di ridere, anche se non c’è più nulla di divertente.
«Okay, bene... Che si fa? La pace?» chiede quest’ultima, quando finalmente riesce a levarsi il sorriso dal volto, o quasi.
«Io ci sto.» fa Chesy, sollevando una zampina, stremato per la corsa.
«Anch’io.» Zia Mad non è tipo che si arrende, ma questa non la prende come una resa, ma una tregua che può scatenare la giusta vendetta.
«Okay, allora tutti qui le mani. O le zampe.» dice allora Crylice, tendendo una mano con il palmo aperto verso il basso. La cappellaia si avvicina e mette anche lei la sua mano sopra, avvolta da candidi guanti bianchi stretti in polsini dove spilli dalle capocchie colorate fanno capolino. Infine Chesy, col suo sorrisone a sessantadue denti, mette anche lui la zampina sopra alle mani delle due amiche; il suo pelo è di nuovo del consueto blu, che sta prendendo delle venature rosa, visto che si sta eccitando.
«Uno...» sussurra Crylice, lanciando uno sguardo d’intesa alla zietta.
«Due...» mormora a sua volta Zia Mad, reprimendo sotto i baffi un sorriso malizioso.
«Tre!» miagola lo stregatto, e all’unisono il trio solleva le mani verso l’alto: «Viva il Trio dei Matti!» urlano tutti insieme, felici come non mai, come se tutto quello che fosse successo finora fosse stato solo uno scherzo. In fondo lo era, ciò che dice – o fa – un matto non lo si deve mai prendere sul serio... Scherzando sul serio, al massimo.
Il Brucaliffo si sporge dal suo fungo gigante, lasciando che il vapore blu sospiri dalla sua pipa e lo avvolga in seriose volute, e con la lente all’occhio chiede: «Chi siete voi tre?»
«Il Trio dei Matti!» rispondono in coro i tre amici, ognuno con un sorrisone stampato in faccia, soprattutto Chesy, che è il numero uno nei sorrisoni.
«Bene, e che state facendo?» chiede ancora il vecchio e saggio bruco.
«Stiamo firmando l’attestato della nostra amicizia!» risponde Crylice, raggiante, lanciando occhiatine ai suoi compagni.
«Amici per il pelo!» aggiunge Chesy, e Zia Mad completa: «Per sempre!»

1 commenti:

Fran ha detto...

Lo trovo bellissimo...
Il trio dei matti. Ma direi anche il trio degli amici perfetti! Non dimenticatelo mai...

la vostra Regina Bianca

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