Anteprima: Starcrossed (1)
http://fcv-triodeimatti-wiii.blogspot.com/2011/08/anteprima-starcrossed.html
Titolo: Starcrossed
Autrice: Josephine Angelini
Editore: Giunti
Collana: Y
Uscita: 7/09/11
Pagine: 356
Prezzo: € 17, 00
Un nuovo romanzo per giunti y. Stavolta in anteprima. E’ la volta quindi di Josephine Angelini e il suo urban fantasy Starcrossed, che presente un risvolto molto interessante e differente dall’azzuffata di altri romanzi che tessono il loro ego su vampiri, baci maledetti, demoni, licantropi, e angeli dalle ali sdrucite ^_^ Ma contende le sue scene nella mitologia greca.
E’ l’inizio di uno speciale che si concluderà in tre puntate. Questa è la prima.
Il romanzo uscirà per la giunti y il 7 settembre. I diritti sono già stati acquistati in molti paesi, e dalla usa uscita in paesi come gli Stati Uniti e la Germania, beh, ha scalato le vette posizionandosi tra i primi posti. Credete sia promettente? Io ho avuto il piacere, grazie alla gentilissima giunti y, di leggere il romanzo in anteprima. Per il momento non vi svelerò nulla.
Anche questa è una saga, una trilogia. Il seguito uscirà nel maggio del 2012, il titolo sarà Dreamless.
Un nuovo YA che presenta tinte originali – un amore proibito che radica i suoi istinti stessi nella mitologia.
Ho aspettato tanto per presentarvelo, perché volevo accertarmi di molte informazioni e racimolare un bel post… e ad ogni modo, oramai, il 7 settembre, è vicino.
Lo aspettate?
Ecco la trama.
Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell'isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L'episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un'antica tragedia d'amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l'omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?
Josephine Angelini è la più giovane di otto fratelli, sette femmine e un maschio. I genitori erano convinti che lei sarebbe stata un maschio e il nome prescelto era Joseph, ingentilito poi in Josephine al momento della nascita. E’ nata nel Massachusetts, una vera e propria campagnola che si è laureata alla New York University’s Tisch School of the Arts in teatro, focalizzandosi sui classici. Oggi vive a Los Angeles con suo marito ma sa ancora come si guida un trattore. Starcrossed è il suo primo romanzo ma già si parla del seguito.
Cliccate per leggere un’anteprima.
La copertina tedesca del secondo volume “Divinamente perso”.
La pagina che raccoglierà tutti gli articoli dedicati al romanzo.
Approfondimenti:
Alla prossima puntata!
Recensione: Black Friars–L’ordine della Chiave
Titolo: Black Friars – L’ordine della Chiave.
Autrice: Virginia de Winter.
Editore: Fazi.
Collana: Lain.
Pagine: 454
Prezzo: € 18, 00
Trama: Axel Vandemberg, giovane crede al trono del regno più importante del Vecchio Continente, farebbe qualsiasi cosa per amore, anche picchiare uno dei suoi migliori amici. Imprigionato nel carcere degli studenti per una rissa, il suo unico, struggente pensiero è dedicato a Eloise Weiss, la ragazza cui ha consacrato la vita fin dall'infanzia. Axel non sa che il suo mondo sta per essere sconvolto dal fatale incontro con Belladore de Lanchale, una cortigiana dal fascino oscuro che ben presto imprigiona il ragazzo in una trama fitta di bugie e ricatti. Mentre Axel lotta contro la seduzione del male, la città pare farsi specchio dei suoi tormenti, trasformandosi in uno scenario di efferati delitti. Protetto dalla notte, tra i vicoli non ancora illuminati dalla luce a gas di una città ammantata di atmosfere gotiche, un assassino inafferrabile uccide giovani umane e bellissime vampire. Unica traccia utile alla Magistratura incaricata delle indagini è il macabro e accurato gioco dell'omicida, che ricompone i corpi delle vittime ispirandosi a celebri fiabe: Raperonzolo strangolata dalle sue lunghe trecce, la Bella Addormentata dilaniata dal morso del principe. Biancaneve avvelenata dalla mela...
L’autrice: Virginia de Winter – Apprezzata autrice di fan-fiction, nota in rete come Savannah, vive a Roma con sua sorella e una violetta africana, che si dice sopravviva ancora nonostante le sue cure.
Cela la sua vera identità con grande attenzione, ma se la cercate bene la troverete nascosta tra le borse di un negozio vintage o persa tra le pagine di un libro in una grande libreria della Capitale. L’ordine della Chiave è il prequel della saga iniziata con Black Friars. L’ordine della Spada (Lain, Fazi Editore, 2010.)
Sto parlando seriamente. Sono rimasto più che deluso da questo romanzo, l’ho agognato per quest’anno che è passato, aspettandomi un’altra dose di poesia stavolta ben congegnata che lasciasse aperti varchi di chiarezza verso la storia, ma che serbasse quella magia che mi aveva fatto emozionare nell’Ordine della Spada. Quei momenti trattati con maestria e con eleganza, che sebbene non tutti potessero apprezzare spargevano una poesia originale, di un effetto emotivo e sia fonetico che si riverberava bene all’orecchio. Ammetto che nell’Ordine della Spada tale ricchezza di stile a volte fosse davvero troppa anche in punti poco poetici, ma c’erano squarci d’immagini, ricordi che alla penna di Virginia rimanevano fulgidi nella mente del lettore. L’Ordine della Spada, romanzo d’esordio dell’autrice italiana, era diventato il tormentone dell’estate, e visto la fantasia e la costruzione delle metafore, delle descrizioni, la finezza con cui sbozzava e affilava in maniera delicata e gentile la statua in estati di Axel ed Eloise rendeva chiaro il successo. Tra l’altro, il precedente romanzo che per inciso è il sequel dell’Ordine della Chiave, ma è stato scritto prima per chi non lo sapesse, presentava ottimi personaggi, dialoghi e scenette che con una punta di sarcasmo donavano personalità ad ogni singolo scholares. Naturalmente sono derivate tantissime critiche dove si enunciava che lo stile dell’autrice fosse fin troppo barocco per i decerebrati cervelli della nuova generazione, ma anche che a volte fosse ripetitivo e confuso, il che era verissimo e non mi azzardo a metterlo in dubbio.
Questo romanzo in confronto, presenta pochi pregi, quali la chiarezza e aver trovato il mio personaggio preferito – eh, sì, mi resterà per sempre nel cuore, le due stelline sono tutte per lui.
Le vicende, narrate per portare chiarezza sull’intreccio della relazione tra i due protagonisti del romanzo successivo – Axel ed Eloise, si svolgono cinque anni prima dell’Ordine della Spada. Già in esso venivano accennati brevi sprazzi d’infanzia con una punta favoleggiante e sognante, tanto che ancora ricordo certi passaggi. In questo romanzo ritroviamo quindi quasi tutti i personaggi a cui eravamo abituati, soltanto che mi è sorto in dubbio poiché tali scholares sembrano maturati, si ha il lampante esempio di Axel che prende una figura molto più decisa e coraggiosa rispetto al romanzo “precedente”, e ciò mi è sembrato davvero inverosimile. Le brevi comparse di Eloise, all’inizio del romanzo e alla fine, la presentano come un’adolescente tormentata e innamorata, e tutto ciò è verosimile.
È anche vero che il romanzo, a detta dell’autrice, è circa duecento pagina in anticipo rispetto all’altro. E che per questo gli inforigurgiti sono nettamente dimezzati, anche se ci sono lo stesso, e talvolta rallentano fatalmente la lettura quando quelle informazioni potrebbero essere tranquillamente sciorinate in un dialogo sarcastico tra scholares, come credo l’autrice abbia capacità. Quattrocentocinquanta pagine di romanzo per una storia così possono anche andare bene se non sospettassi che è stato tranciata molto più di qualcosa. Ci sono scoperte, luoghi a cui Axel giunge improvvisamente senza che ci viene data una dovuta spiegazione, e così cambia la scena in luoghi lontani dalle posizioni precedenti, situazioni che non si capiscono poiché solo Axel capì. Mi sono ritrovato a credere di essermi perso qualche parte importante e ho riletto attentamente le pagine che precedevano quelle conseguenze, ma niente. Forse ho bisogno, sì molto probabilmente, di essere illuminato. Soltanto, sospetto, o sono quasi certo che tali pagine di svolgimento della storia, importantissime per la comprensione completa dell’inganno, siano state recise in fase di editing. Ciò mi fa molto arrabbiare quando vedo che certe pagine di dialogo e azzuffate insensate sono rimaste lì forse a far prendere respiro alla storia(?).
Ci ritroviamo nella Vecchia Capitale del Vecchio Continente. Cotale Vecchia Capitale vede dislocati nove regni sparsi un po’ dovunque, fortunatamente la cartina ha dato quella chiarezza necessaria ma al contempo mi sono ritrovato a storcere il naso sulle distanze tra un regno e l’altro che in questo romanzo sembrano alquanto variabili. Un appunto in fatto di geografia, ecco, l’autrice poteva sforzarsi di dare un nome al fiume che traversa la Capitale invece di chiamarlo perennemente lungofiume che, a mio dire, pare un po’ ridicolo e poco serio.
La trama si articola in tre parti, e stavolta sono stati risparmiati i titoli dei capitoli in latino (amen!), attraverso una serie di omicidi che sconvolgono il Vecchio Continente e sembrano crudelmente ispirati alle fiabe. Si può constatare da ragazze e redivive trovate morte per via di una mela avvelenata, riverse accanto a un barile di piselli rovesciato per terra o impiccate dalle loro trecce in chiesa. Sinceramente, tutto ciò non mi ha colpito perché sembrano inseriti soltanto per dare un po’ di ritmo alla trama, ma passano del tutto sotto banco tanto che alla fine il colpevole si sa dalla prima pagina, anche perché se non fosse così il colpevole non sarebbe mai rivelato. Intarsiati allo svolgimento della storia ci vengono narrati sprazzi di storia del Vecchio Continente e di cultura generale.
E qui è come trafiggere l’originalità.
Poiché, se nell’Ordine della Spada ero rimasto non poco perplesso dall’ordine dei Gesuiti, da preti, statue di Madonne, l’uso del latino e feste popolari qui abbiamo pure gli spagnoli.
Siccome molto di ciò che dico può essere messo in dubbio, ve lo mostro.
«No, señor Rafel, si tratta di uno di noi». [...]
«Piedro», lo apostrofò Rafael [...]
«Señor Rafael» [...]
Dialoghi tratti da pagina 421.
A tal punto mi è lecito pensare che la governante di Rafael Valance sia filippina.
Finalmente, mi sento in dovere di parlarvi dello stile. Ecco, spero di non soffermarmi molto su questo punto. Lo stile è stato decisamente sfoltito rispetto al primo romanzo, la poesia e le metafore e gli accostamenti sono stati crudelmente abbandonati in favore di similitudini come bianca/fredda come la neve, rossa come il sangue e tante altre che sembrano essere prese all’hard discount®. A mio parere manca di emozione. Anche nelle parti più cruciali dove ti aspetti qualche briciola di animo, voglia nel narrare la storia, tutto manca. Manca il cuore del romanzo che è stato mangiato molto probabilmente dai tempi ristretti di scrittura che impongono le case editrici. Perché secondo me un romanzo è qualcosa che va meditato, qualcosa che si scrive con l’ispirazione, selezionando e amalgamando, tagliando e inserendo, sostituendo parti scadenti in favore di altre migliori e così via. E sinceramente buttare giù una storia di 450 pagine in un periodo piuttosto breve come questi, mi sembra un po’ azzardato.
Tra l’altro, il romanzo ha delle parti casuali, colpi di scena detti in maniera piatta, e infine la rivelazione finale è un totale fallimento.
Mettiamo in confronto le due parti, vi prego. E poi concludo.
(Siamo nella chiesa di Santa Julianne di Bellier ad Aldenor ed è già un mistero il come Axel vi sia arrivato).
«Quindi, quando mi avete rivelato il vostro nome, in realtà mentivate?». [Axel]
«No», [Belladore] scosse il capo con grazia estrema e i suoi capelli ondeggiarono con dolcezza, catturando la luce delle fiammelle.
«Il Principato di Lanchale è talmente antico che nessuno ne serba più memoria, quindi è normale che per voi non significhi nulla. Belladore è il nome d’arte. Ma il mio vero nome ve l’ho detto, quindi almeno in questo non accusatemi di aver mentito». [Belladore], Un sorriso tenero e divertito le giocò nello sguardo.
«Violette Valerie Duplessis. Alise, se preferite.» [Belladore]
Pagina 432.
Dopo lo spoiler finale torniamo indietro di qualche pagina. Coraggio.
In uno dei palchi più lussuosi teneva corte la cerchia di Palazzo Belmont. Le cortigiane di Belladore sembravano aver armonizzato i colori per mettere in risalto il bianco perfetto di cui vestiva la loro signora.
Belladore sedeva accanto alla balaustra, leggermente in disparte rispetto agli altri. Era velata e aveva le mani intrecciate in grembo, immote e perfette. I suoi capelli, lo sguardo che gli lanciò, erano scuri come il peccato.
«Temo di non capire», disse lui indurendo appena il tono di voce, il cuore che batte in modo sgradevole.
Seduta insieme alle altre dame, Alise Duplessis gli rivolse un sorriso radioso e accennò un saluto con la mano. Elenoire Sinclair invece gli lanciò un’occhiata fredda […].
Pagina 269.
Mi sento, leggermente, preso in giro. Da qui, molte pagine prima, si enuncia che le due siano persone diverse. Sia perché vengono nominate tutt’e due in due momenti diversi, sia perché Belladore è leggermente in disparte rispetto agli altri mentre Alise è seduta insieme alle altre dame.
Quindi Belladore non è Alise. E non mi dite che era una delle solite bambole o un’illusione perché non me la bevo!
Io non sono un lettore attento, ne tantomeno uno cretino. Le pagine sembrano incresparsi per la vergogna.
E non capisco come tutto ciò possa essere sfuggito a Virginia, che l’ha scritto, e in primis a un editor. Specialmente si tratta della Fazi, una della case editrici tra le più grandi in Italia, che stimo sempre e ancora adesso. Ma mi spiace affermare che l’incongruenza rimane una svista imperdonabile per la pubblicazione di un romanzo. E come ancora nessuno se ne sia potuto accorgere rimane un mistero.
Detto questo l’unico pregio è il personaggio di Damian Assange a cui varrebbero tutte e cinque le stelline, ma purtroppo il romanzo resta a terra e non si eleva nemmeno minimamente alle due stelle che sono esclusivamente per quel redivivo dalla personalità divertente, sarcastica e originale. Credo che ci siano personaggi di carta che riescano per sempre a imbrogliarsi ai margini del cuore, come un normale amore, ma che non svanirà mai perché puoi sempre ritornare indietro a rileggerne le pagine e a farti strappare un brivido, emozionarti coi loro gesti che sembrano ardere di vita propria.
* * *
Il bazar delle cover
Apro un piccolo angolo per le cover, qualche riga dedicata per futile approfondimento
A me non piace la copertina. La ragazza, per quanto bella possa essere, conserva sulla tiara un risvolto viole luminescente che è inverosimile. Le volte dell’andito, intricate sotto un effetto che le ha stilizzate, quei fini contorni neri sulla coltre oro del soffitto contrastano in maniera orribile col colonnato – arrugginito, macchiato di sangue (?), che sembrano fatti di plastica. Tra l’altro i margini della cappa sono in trasparenza con lo sfondo, e quindi sono come dire… traslucidi e mostrano lastre dell’impiantito, pezzi di volta che continuano su questo fantasma. Ah, la sovraccoperta è quasi extralarge per il formato. Peccato.
E con questo, vi auguro l’incanto del frusciare della carta, dell’inchiostro della decenza di qualche dimenticato libro. Buena suerte!
Voto: Due code di stregatto su cinque.
Recensione: L’estate dei fantasmi
Titolo: L’estate dei Fantasmi
Autrice: Saundra Mitchell
Prezzo: € 14, 50
Pagine: 256
Editore: Giunti
Collana: y
Trama:
A Ondine, in Louisiana, non succede mai niente. L'unico fatto degno di nota risale a molti anni prima, quando scomparve misteriosamente Elijah Landry, un ragazzo del posto. C'è chi dice che sia affogato nel lago, chi sostiene che sia scappato. Iris e Collette, due amiche inseparabili, si preparano a passare l'estate dei loro quattordici anni fra noia e sogni di fuga dal monotono paese. Iris, trascinata al cimitero da Collette, cerca di rompere la noiosa routine improvvisandosi medium, e richiama l'attenzione di un fantasma. Da quelmomento l'estate delle due amiche diventerà un vero incubo horror e il segreto di Elijah Landry, il ragazzo scomparso, verrà tragicamente svelato.
Recensione:
Ringrazio la gentilissima Giunti Y per avermi inviato questo splendido romanzo.
L’estate dei fantasmi è un romanzo originale, nel suo essere così timidamente vero, così spavaldamente in una salita che riesce a spaventate un po’ tutti prima o poi, finendo quindi per acquietarsi nelle acque del ricordo.
È una storia così vera che, personalmente, mi è sfuggito più di un brivido nella lettura. Coi suoi personaggi così dolci, la loro adolescenza riflette un po’ quella di tutti gli altri ragazzi, pieni di sogni e fantasia, quella fantasia a cui ci aggrappiamo perché non vorremmo che l’età adulta ce la possa strappare via, in un modo o nell’altro.
Ed è così che L’estate dei fantasmi rende questa fantasia vera, la concretizza per farci credere che alla fine questa stessa fantasia può sconvolgerci fino a cambiare la nostra vita, quindi noi stessi. È ciò che succede a Iris, ragazzina che vive a Ondine, in Louisiana, un paesino dove non succede mai niente, e tutto ciò sempre quasi la ricetta predefinita per ogni estate, se non ogni giorno. E come succede in ogni paesino, tutti conoscono tutti, e le vicende, i bisbigli e le voci si susseguono a ritmo prima controllato poi incalzante per farci sprofondare in quell’istante in cui la storia si apre per accoglierci.
Perché in quell’estate la noia di prima diventa quasi un ricordo felice e lontano. Questo succede a Iris, Collette - migliore amica di sempre, artefice di sogni e patti suggellati al chiarore di luna che sussurra fragili incantesimi sul punto di spezzarsi –, e Ben Duvall, il ragazzo di turno che diventa, in qualche modo, parte di quel duo di amiche e lo mitiga nella calura dei sentimenti.
Ed è così, che un giorno, tra i sogni repressi negli incantesimi inventati, la ricerca spietata dei fantasmi nei cimiteri che accade qualcosa. Quando Iris vede la figura di un ragazzo tormentarla con la ricorrente domanda «Che cosa fai, Iris?» Tutto sempre prendere una piega inaspettata. Ed è questo il motivo per il quale entra la figura di Ben. La tavola Ouija, gli scherzi e i rumori che scuotono tutto. E un nome. Elijah. E in questo strano uomo, nelle sue foto, che Iris riconosce il fantasma che d’ora in poi ritornerà a farle visita, frantumandole la finestra, riempiendole i letti di sassi, incupendo le serate d’estate, di un’estate che scorre diversa dalle altre.
Tra le innumerevoli domande che la protagonista si porge, finalmente la verità se ne andrà via con il riscatto della sua verità, in un atto eroico, nascente che riesce a dispiegare le pagine della storia e incidere il finale.
Il romanzo è interamente narrato in prima persona. Il punto di vista è quello della protagonista, Iris che si accinge a novellare delle sue giornate con immancabile forza narrativa e un pizzico di poesia che rende magica in qualche modo la lettura, quell’emozione infusa che riesce a far credere veramente il lettore nella cruda storia che narra, che non è una semplice storia per ragazzi, poiché riesce a suggestionare come altre non riescono a fare.
I capitoli non sono mai troppo lunghi, e la piacevolezza dello stile riesce a risucchiarti tra le brame della trama che non finisce mai di stupirti. Il romanzo è conciso, essenziale, al contempo nel modo di raccontare la storia, e questo è un pregio perché si saltano parti lunghe di racconto o inforigurgiti molesti/funesti che riuscirebbero soltanto a appesantire la lettura e fare intaccare la scorrevolezza del romanzo.
Sinceramente, si è rivelata un’ottima lettura che è riuscita a stupirmi non poco e ad incantarmi, con la sua precisione e il coinvolgimento instancabile della trama. Consigliato, sentitamente.
Voto: 8/10.
Prossimamente
In un autunno scintillante di novità non fatevi sfuggire…
Titolo: La stanza del male.
Autori: Jerker Eriksson, Håkan Axlander Sundquist
Editore: Corbaccio
Pagine: 380
Prezzo: € 14, 80
Trama:
Data di uscita: 8 settembre 2011.In tutta la sua carriera, l'ispettore di Polizia Jeanette Kihlberg non ha mai visto niente di simile: il corpo giace semi nascosto in un cespuglio in uno squallido quartiere periferico di Stoccolma. Un ragazzo, una vittima di un omicidio brutale, un cadavere perfettamente mummificato. Jeanette capisce che da sola non può farcela, il suo intuito investigativo non basta per capire quali abissi nasconde la mente che ha concepito questa messa in scena. Chiede aiuto a Sofia Zettelund, psichiatra, profiler, esperta di personalità multipla. Insieme indagano ed entrambe si convincono che questo assassinio è solo l'inizio...
* * *
Una voce unica che spezza il silenzio della storia, un romanzo in vetta alle classifiche del New York Times a una settimana dall’uscita; venduto in 28 paesi. “I commenti entusiastici dei librai dimostrano la potenza di questo romanzo” Publishers Weekly.
Titolo: Avevano spento anche la luna
Autrice: Ruta Sepetys
Editore: Garzanti
Pagine: 380
Prezzo: € 18, 60
Data di uscita: Ottobre 2011
Recensione: Il club dei suicidi–Crash into Me
Titolo: Il club dei suicidi. Crash into me
Autore: Albert Borris
Traduttore: Lo Porto T.
Editore: Giunti
Collana: Y
Pagine: 304
Prezzo: € 14, 50
Trama:
Sul sedile posteriore della macchina il timido protagonista Owen ripensa ai suoi sette tentativi di suicidio fallito. Così inizia "Crash into me", un romanzo on the road, il viaggio strampalato della strana compagnia dei "Suicide Dogs", quattro teenagers legati da un patto di morte. Dopo essersi conosciuti in una chat per aspiranti suicidi, i ragazzi decidono di partire dal New Jersey e attraversare il paese in un pellegrinaggio che toccherà le tombe di alcune celebrità che si sono tolte la vita, dalla poetessa Anne Sexton, prima tappa a Boston, a Kurt Cobain, passando per Judy Garland, Ernest Hemingway e Hunter S. Thompson. Un rituale che dovrebbe preludere al loro stesso suicidio. Scenario drammatico per il traguardo: la Death Valley.
L’autore:
Albert Borris vive nel New Jersey, è stato per oltre vent’anni un affermato consulente per gli studenti alla Moorestown High School e ama il trekking estremo. Ha seguito le tracce del leopardo delle nevi sull'Himalaya e ha girato l'Islanda a piedi, ma definisce il suo lavoro quotidiano, che ama immensamente, come la più entusiasmante avventura della sua vita. "Il club dei suicidi" è il suo primo romanzo.

Recensione:
Si fanno chiamare Suicide Dogs, perché loro sono come i cani, sono come un branco. E nel branco, si sa, ci sente tutti un po’ meno soli. Si approntano i sogni insieme, si stirano i lustrini per le stelle aiutati da innumerevoli prese di ricordi, respiri, battiti di palpebre che sconfiggono le ansie nelle sue anse perdute. Liste, tane liste, stilate con dieci podi; una scalata inversa, devastante, che dirotta le posizioni in un sorriso – scintilla.
Alla fine, la Death Valley non è poi così lontana.
A legarli, a stringerli, è la voglia di farla finita – dicono loro, di uccidersi, di suicidarsi. A legarli è soltanto la missione per asfissiare la solitudine, farle espiare i suoi spiragli truci di nebbia, farle esalare le sue corti gelate tutt’intorno. Stare insieme, nelle difficoltà, nelle sensibilità, tra i pianti, per ricominciare a vivere. Per ritornare indietro, così: 10, 9, 8, 7, 6, 5, 4, 3, 2, 1, 0. Fino allo stato embrionale, fino a quando il calore della pelle decide di partorire figli insani e rifiutati dal mondo, quindi è 0, poi 1 e poi non ci è dato sapere altro.
Owen, Frank, Audrey e Jin-Ae, forse hanno soltanto bisogno di camminare assieme, di sostenere lo sguardo non più soltanto attraverso gli occhi del rimorso, del rimpianto, della delusione, nel non essere capiti, rifiutati, accettati. Credo, sia una grande paura che accomuna tutti i giovani, proprio quella dell’incomprensione.
Forse è per questo che si tende, in qualche modo, a reprimere i sentimenti dentro al corpo e svestire la propria personalità perché al mondo non va bene. Perché nei problemi si diventa soli, terribilmente soli e le colpe ricadono addosso ai protagonisti in maniera pesante e deleteria. Owen nasconde i suoi segreti attraverso suicidi, il fratello morto diventa una realtà troppo grande per non allegarsi al suo stesso io. Frank, che si sente totalmente un fallito. Audrey che è soltanto un po’ sola, e da quando l’hanno investita una cicatrice le calca la testa.
E a volte la rete tende a cucire distanze e a fare di nuovo, infiorare i sogni, scacciare quella solitudine che poi, in fondo, è un po’ noia. Noia di vivere perché non ci sono le ragioni per portano ad aggrapparti in maniera salda alla speranza nei momenti di sconforto.
La narrazione procede come un lungo viaggio – invero è tale situazione che accade, che riempie il romanzo –, intervallata dagli sprazzi di flashback che inquadrano le discussioni in chat dei ragazzi, del mondo in cui si sono ‘conosciuti’ fino all’incontro finale, fino al viaggiare on the road per tutta l’America e rifuggire dai problemi, le famiglie, un tramonto che si assottiglia, mentre loro rincorrono un’alba perenne.
Una cosa che non ho gradito sono state le abbreviazioni usate nelle discussioni in chat, che portano a togliere serietà ai personaggi, tutt’altro che ‘abbreviati’, ‘ridotti’, ma sempre interessanti e alla ricerca della vita, inconsapevolmente, dentro loro stessi.
O qualche appunto alle abbreviazioni di tipo ‘veckio’, ho storto leggermente il naso, anche perché sembrano messe a casaccio. Per esempio ci sono tali momenti in cui le abbreviazioni caratterizzano un personaggio nello specifico, alte in cui esse sono totalmente assenti. Un aspetto importante, peccato però tralasciato come sprazzo di flashback poco importante.
Il loro viaggio procede veloce, fulmineo, verso le tombe degli idoli stessi dei personaggi – Anne Sexton, Kurt Kobain, Savannah, Hemingway; il fratello stesso di Owen diventa idolo e silenzio, diventa scena intensa di finale dove tutto il romanzo concentra le sue spire.
La ricaduta; la rinascita.
Tornare, ritornare avanti, ritornare indietro. Tra le pagine che annotano a momenti una lista delle dieci cose migliori, dei dieci modi migliori per suicidarsi, delle dieci morti più gloriose, più astruse e via dicendo. Finendo poi con le dieci ragioni per rimanere in vita.
Ci si scopre, ci si riscopre, tutti i modi, tutti i mondi sepolti negli animi dei personaggi che ritornano in un romanzo, in uno sviluppo formativo accostato dallo stile dell’autore. Semplice, ma mai banale. Si immedesima, si compenetra, con l’essere del protagonista, Owen. La narrazione in prima persona però presenta alcuni buchi, come le scene che si susseguono molto veloce e che confondono il lettore con l’assenza di descrizioni concrete.
Nonostante tutto, a me il romanzo è piaciuto perché non presenta come Break, Ossa Rotte delle atmosfere angoscianti con la perdita totale delle speranze, questo risulta invece una rinascita graduale, in cui le speranze creano vortici che assorbono interamente i protagonisti.
Voto: 7/10.
Giunti Y t-shirt!
Inoltre, la Giunti Y ha inviato come gadget una simpatica t-shirt, che però poiché essendo modello femminile non ho potuto indossare, ad ogni modo ho scattato delle foto così posso condividerla con voi.
Recensione: Angel
Talvolta torno a recensire, così, perché è un qualcosa che mi piace anche se non vi riesco tanto bene. Oggi vi presento un romanzo inviato dalla gentilissima Giunti y, Angel.
Titolo: Angel
Autrice: L.A Wheaterly
Pagine: 554
Prezzo: € 16,50
Editore: Giunti
Collana: Y
Uscita: Maggio 2011
Traduttrice: Sara Reggiani.
Trama:
Willow è una ragazzina particolare, vive con la madre Miranda, affetta da una malattia mentale, e con la zia, che lei considera un triste specchio della sua vita futura. Dopo la scuola, Willow lavora come meccanico e fa la chiaroveggente. Ripara le macchine perfettamente, così come è infallibile nel prevedere il futuro. Perché lei il futuro lo vede davvero, con il solo tocco della mano. E vede anche il passato. Così quando Beth, la perfetta cheerleader biondo miele, le chiede un consulto, Willow, involontariamente, sbircia nel suo passato e scopre che Beth ha avuto un incontro con gli angeli. Questo è l'inizio di una storia che si sviluppa in un trionfo di amori e battaglie per la salvezza del mondo. Gli angeli in questo libro sono talmente perfidi che hanno addirittura creato un corpo speciale di sterminatori. Uno dei loro obiettivi è proprio Willow, prima ragazza mezza umana mezza angelo. E il destino vuole che il suo cacciatore sia il bellissimo Alex, un giovane guerriero assoldato dalla CIA che lavora attivamente per l'esiguo corpo degli Angel Killer. Il mondo degli angeli sta morendo, e proprio gli angeli, con la loro infida bellezza, stregano gli umani per portare a termine la loro missione: stanno concertando un'invasione di massa sulla terra per succhiare l'energia ai terrestri e sopravvivere.
Spazio sull’autrice:
E’ nata e cresciuta a Little Rock, Arkansas. Autrice di moltissimi romanzi YA, vive ora in Inghilterra, coltivando non solo la grande passione per la scrittura, ma anche per le rane e i gatti. Una curiosità: L.A. Wheaterly è in realtà uno pseudonimo per Lee Wheaterly che a volte si firma anche Titania Woods.
Angel è il primo episodio di una trilogia a cui seguiranno Angel Fire e Angel Fever.
Gli antagonisti sono gli angeli, creature splendenti, insidiose che si nutrono della linfa vitale della gente, sotto maschere, analogie e illusioni inseriscono disgrazie come pianeti intersecati agli sguardi. Gli angeli, che popolano questa trama sono diversi, originali, spaventosi. Tant'è che la Cia organizza una società contro essi, affinché degli Angel killer li sterminino uno ad uno. E' il caso di Alex.
Willow, un'adolescente, vive succube della zia e di una madre che si è tarpata l'animo in gola assieme alle parole. Un'amica. Una reputazione. Willow quindi, conduce una vita fredda, esclusa da gli altri perché è diversa, fuori moda, così nel suo mondo a riparare auto.
Willow inoltre, sa leggere la mano, riesce a interpretare le inestricabili vie della mente, giunge ai problemi, nella sua mente le sensazione si conformano attraverso una delicata rete di visioni e vie si dipartono sempre più insicure, fragili. Ed è proprio attraverso tale potere che Willow comprende che qualcosa sta cambiando.
Purtroppo il seguire è piuttosto prevedibile, in parte. Willow è un semi angelo,le fattezze di una ragazza normale ma la strana bellezza, l'attrazione che intrica i tratti degli angeli.
"Mi sentii crescere in altezza, e di colpo mi ritrovai sospesa a mezz’aria,
a osservare dell’alto la mia immagine accovacciata al suolo arido.
Avevo un corpo d’angelo, candido e splendente sotto
I raggi del sole. Non provavo timore,
In me c’era solo determinazione.
Non era stata una visione o una specie di sogno:
era reale, assolutamente reale.
Io non ero del tutto umana."
In questa nuove scoperta Willow farà la conoscenza di Alex, l'Angel killer, il cui destino tatuato sul braccio l'aiuterà in qualche modo a comprendere ciò che è in lei. Perseguitavi da gli adepti, fanatici della chiesa degli angeli, formata da credenti in tale culto, portato all'esasperazione da visioni benefiche che infine lentamente li uccidono, Willow e Alex saranno costretti a scappare per inseguire i brandelli della loro vita.
La storia è scritta in prima persona, sotto il punto di vista di Willow l'autrice conduce uno stile pulito e scorrevole, piacevole e che sa reggere abbastanza bene le scene attraverso una discreta abilità che mi ha stupito in positivo. Poiché non è da tutti riuscire a gestire la prima persona, visto che l'io narrante risulta complicato - la scena, l'azione, la descrizione, rischierebbero quasi di essere accantonati da i pensieri della protagonista. Ad ogni modo, appunto, ciò non accade contribuendo a incastrare il lettore tra le pagine della storia.
Un altro punto di vista che viene gestito è quello di Alex. Stavolta viene usata la terza persona, dimostrando una scarsa maestria, poiché i vocaboli cambiano e la tensione si allenta lasciando spazio a una confusione superficiale che potrebbe essere tolta se non vi fossero accostati spesso i pensieri di Alex.
In definitiva è un buon romanzo, consigliato per chi vuole riuscire a volare sulla freschezza di ali troppo bianche, uccise dal sole.
Voto: 7.5/10
Per il trailer potete vedere qui.
A presto,
Chesy.
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