Lettori fissi

lunedì 26 luglio 2010

PostHeaderIcon Pausa Estiva

 

Lo so, può sembrare un po’ strano… come, il blog è inaugurato da poco, e già lo mandate in vacanza?

Qui è la vostra cara Zia che vi parla… in effetti sta un po’ male, ma credeteci che con tutto questo caldo anche i tè vengono male. Il Trio è impegnato nei suoi progetti di scrittura personali, che potete sempre leggere e visionare nei blog personali di ognuno di noi, e intanto si gode le vacanze estive, chi al mare, chi in città… chi un po’ qua e là.

Perciò comprendeteci che siamo anche indaffarati, e non c’è molta occasione che il trio, di questi tempi, riesca a riunirsi come una volta a prendere un tè e, perché no, a intavolare decisioni organizzative a proposito del blog.

Penso ci risentiremo a settembre, quando le acque e la calura si saranno messe d’accordo per calmarsi e acquietarsi, a favore del blog e dei tè della zia.

Frattanto… i nostri post resteranno qui, e non escludo che possa esserci qualche sorpresa di tanto in tanto.

Godetevi una foto d’arrivederci e… alla prossima!

Holidays

venerdì 9 luglio 2010

PostHeaderIcon ERAGON: UN CASO EDITORIALE *_*


Recensione di: Chesy

Autore: Christopher Paolini

Titolo: Eragon

Editore: Bur

Prezzo: € 15.00

Pagine: 591

Trama: Quando Eragon trova una liscia pietra blu nella foresta, è convinto che gli sia toccata una grande fortuna: potrà venderla e nutrire la sua famiglia per tutto l'inverno. Ma la pietra in realtà è un uovo. Quando si schiude rivelando il suo straordinario contenuto, un cucciolo di drago, Eragon scopre che gli è toccato in sorte un'eredità antica come l'Impero. Forte di una spada magica e dei consigli di un vecchio cantastorie, dovrà cavarsela in un universo denso di magia, mistero e insidie, imparare a distinguere l'amico dal nemico, dimostrare di essere il degno erede dei Cavalieri dei Draghi

Sicuramente devo cominciare a complimentarmi con Paolini, perché povero ha macinato 600 pagine di sudore. E quindi sette camice, anche di più per la cronaca. Mi devo complimentare perché è molto più bravo di Centi, in confronto a lui Paolini è un genio. Un genio, che pur con i dovuti brevetti, cerca di plagiare trovate del pattume fantasy. Ed infatti cos'è venuto fuori? Un miracolo editoriale, chiamiamolo miracolo. Infatti ho il sospetto che Paolini sia andato alla madonna di Lurdes a pregare: se hanno pubblicato il suo… ehm… come dire… putrido scarto ( ecco ) è un mero e sinceramente di cattivo gusto scherzetto ( o miracolo se preferite. )

Per ora avere il nostro malloppo sulla libreria hanno dovuto UCCIDERE più di un albero. Che spreco della natura ragazzi. E che amarezza verso di essa, soprattutto quando vedo tutte quelle recensioni benevole su sto ergon, o come cavolo si chiami. Ma davvero noi lettori italiani di fantasy siamo così fessi?! Ci vogliono male, davvero. Tanto noi come gli ebri beviamo, davvero tanto e poi… E' un romanzo spettacolare! No, ma per favore davvero di cattivo gusto. Eragon è un complesso di carta strazzulla, con i dovuti diritti alla Strazzu che è una salvatrice, un toccasana nel mondo del fantasy italiano. Tanto, si ostinano a insultare pure lei, che i suoi libri in confronto a questo sono dei colossi d'oro zecchino.

Allora, adesso mi chiedo cosa sia Eragon… mmm, vediamo: La copertina ce l'ha, e pure brutta come la valle, le pagine ci sono, anche assai ( poveri alberi… sigh ) , dentro c'è scritto qualcosa ( meglio non sapere cosa ) ma da qui a definirlo romanzo ci vuole coraggio. Figuriamoci a dire: È IL MIO PREFERITO!!! W PAOLINI, SEI UN GENIO ( si, del nuovo modo per abbattere alberi : scrivere ) . Se fra qualche anno la foresta amazzonica scomparirà è per colpa sua. Alla fine del romanzo ero leggermente irritato, non parliamo del mentre.

Allora…

C'era una volta un quindicenne innamorato che guardando il tramonto, come un nullafacente, pensava alla sua principessa. Allora che fece, mentre le montagne del Montana gli si paravano davanti alte e maestose e innevate, vide una nuvola che attraversava il cielo. "Sembra un drago!" Esclamò. Prese il computer e scrisse una sorta di 300 pg su word tutte in un oretta, nemmeno lo rilesse. Appena la madre tornò spalancando la porta, ahimè dopo una lunga ed estenuante giornata di lavoro, Christopher gli mostrò il lavoretto. La mamma con gli occhi che luccicavano per lo stupore gridò raggiante e febbricitante, saltellando e muovendo le braccia a mo' di oca, si percorse tutta la casa. E disse:

«Mio figlio ha scritto un libro!!!»

Allora la
loro casa editrice, la Paolini , decise di pubblicarlo come proprio orgoglio. Come una spilla d'argento da portare come distintivo, dicendo fieri che presto sarebbero diventati famosi. Ma il libro venne dimenticato e giacque per molto tempo nelle sperdute librerie del Montana fino a quando….

Penso che sappiate la storia, anche perché mi scoccia raccontarla.

Devo proprio?

Tirando le somme Paolini è diventato famoso, si è fatto tutto il mondo. Poi però ha deciso di allentare la pubblicazione e adesso alcuni aspettano il quarto libro. Altra trovata commerciale per vendere.

Davvero non mi sento di continuare la saga. Quindi è ora di dare uno sguardo al libro… look



Prologo

LO SPETTRO DELLA PAURA.

E che paura, la mente di paolini fruga nel buio, brancola, rantola. E alla fine ne esce fuori un vero e proprio mostro, guardate O.O



Qua abbiamo il nostro spettro. Forse non si vede ma gli occhi sono rossi come braci incandescenti.

" Uno spettro, alto e flessuoso, alzò la testa per fiutare l'aria; aveva sembianze umane, ma i suoi capelli erano cremisi e gli occhi rossi come braci incandescenti"

Pagina 7.

Vorrei aggiungere che fiutava col suo grosso naso ^^. Paolini si accinge quindi a descrivere, in poche righe, mentre brancola nel più tetro buio della notte. Riesce a vedere uno spettro, e quindi è in quel modo là sopra. Decide che, però, i clown assassini sono più terrificanti. Quindi gli fa una liposuzione, toglie la ciccia, e sono alti e flessuosi, ondeggiano al vento come bandiere, e tutto il resto. Ma non solo, Paolini non ha alcuno spunto di originalità, quindi scade nel suo cliché davvero banale: gli occhi rossi come braci incandescenti"

E come poteva essere sennò, tanto cosa mica potremmo aspettarci da un quindicenne infatuato e baldanzoso.



Poi sinceramente provo pena per Paolini, ma di più per Eragon, guardate qua che combina.



"Il suo oggetto preferito era una radice intricata: non si stancava mai di guardarla."

Pg 28.

Da qui si evince che Eragon è un erborista, o almeno è il suo sogno nel cassetto. Per carità, i gusti son gusti, ma il fatto che il giovane passa il tempo a rimirare la radice mi pare un po' come dire… anormale. Forse l'ha scambiata per la principessa?

Prima di passare avanti facciamo un break, dicendo che le 600 pagine sono dovute anche a nomi e frasi del tutto incognite, e a dir poco impronunciabili.

Il ragazzo utilizza frasi ( tedesche e finlandesi, mescolate tra loro ) dalle assonanze raffinate che in confronto al suo stile sono nulli:


L'ANTICA LINGUA
Nota: Poiché Eragon non è ancora esperto dell'antica lingua, le sue parole e i suoi commenti non sono stati tradotti letteralmente, per risparmiare ai lettori la sua atroce grammatica. Tuttavia le citazioni di altri personaggi sono state lasciate intatte.
Ai varden abr du Shur'tugals gata vanta: Un Guardiano dei Cavalieri chiede passaggio.
Aiedail: la Stella del Mattino  
Arget: argento
Argetlam: Mano d'Argento
Atra giilai un ilian tauthr ono un atra ono waìse skòlir fra i rauthr: Che la fortuna e la felicità ti assistano e che tu possa essere protetta dalla sventura.
Bòetq istalri!: Incendio, divampa!
Breoal: famiglia: casa
Brisingr: fuoco
Deloi moi!: Terra, cambia!
Delois: una pianta a foglie verdi e infiorescenze purpuree
Domia abr Wyrda: Dominio del Fato (libro)
Dras: città
Draumr kòpa: Rifletti l'immagine.
Du grind huildr!: Cancello, fermati!
"Du Silbena Datia": "Le Nebbie Sospiranti" (un canto poetico)
Du Sùndavar Freohr: La Morte delle Ombre
Du Vrangr Gata: Il Tortuoso Cammino
Du Weldenvarden: La Foresta dei Guardiani
Edoc'sil: inespugnabile
Eitha: vai: parti
Eka al fricai un Shur'tugal!: Sono un Cavaliere e un amico!
Ethgrì: invoca
Fethrblaka, eka weohnata néiat haina ono. Blaka eom iet lam: Uccello, non ti farò del male. Vola sulla mia mano.
Garjzla: luce
Gath un reisa du rakr!: Compatta e solleva la nebbia!
Gedwéy ignasia: palmo luccicante
Gèuloth du knìfr!: Smussa la lama!
Helgrind: i Cancelli della Morte
Iet: mio (informale)
Jierda: spezza: colpisci
Jierda theirra kalfis!: Spezzagli gli stinchi!
Martin! Wyrda! Hugin!: Memoria! Fato! Pensiero!
Moi stenr!: Pietra, cambia!
Nagz reisa!: Coperta, sollevati!
Osthato Chetowa: il Saggio Dolente
Pòmnuria: mio (formale)
Ristvak'baen: il Luogo del Dolore (ben usato qui e in Urù'baen, la capitale dell'Impero è sempre un'espressione che indica tristezza, sofferenza)
Seithr: strega
Shur'tugal: Cavaliere dei Draghi
Skulblaka, eka celòba ono un mulabra ono un onr Shur'tugal né haina. Atra nosu waise fricai: Drago, ti rendo onore e non intendo fare del male né a te né al tuo Cavaliere. Ti chiedo amicizia.
Slytha: dormi
Stenr reisa!: Pietra, sollevati!
Thrysta: spingi: comprimi
Thrysta deloi: Comprimi la terra.
Thverr stenr un atra eka hórna!: Attraversa la pietra e
fammi sentire!
Togira Ikonoka: lo Storpio Che è Sano
Tuatha du orothrim: la Temperanza dello Sventato (uno dei livelli di addestramento dei Cavalieri)
Varden: guardiani
Vóndr: un ramoscello dritto e sottile
Waise heill!: Guarisci!
Wiol pòmnuria ilian: Per la mia felicità.
Wyrda: fato: destino
Yawé: pegno di fiducia

LA LINGUA DEI NANI

Akh Guntéreaz dorzàda!: Per amor di Guntéra!
Àz knurl deimi lanok: Attenzione, la roccia cambia.
Barzul: maledizione, sventura
Carkna bragha!: Grave pericolo!
Dùrgrimst: clan (letteralmente il nostro casato, la nostra dimora)
Egraz Carn: uomo calvo
Farthen Dùr: Nostro Padre
Hìrna: statua; effigie
Hf carnz orodiim: È il fato, l'obbligo di ciascuno
Ingietum: metallurgici; fabbri
Isidar Mithrim: Zaffiro Stellato
Knurl: pietra; roccia
Knurla: nano (letteralmente, uomo di pietra)
Kóstha-mérna: Pie di Monte (un lago)
Oei: sì; affermativo
Otho:fede
Sheilven: codardi
Tronjheim: Elmo dei Giganti
Voi Turin: la Scala Infinita

LA LINGUA DEGLI URGALI

Drajl: larve
Ithro Zhàda (Orthiad): la Rovina dei Ribelli
Kaz jtierl trazhid! Otrag bagh: Non attaccate! Circondatelo.
Ushnark: padre

****

Mi sa che Eragon ha preso da Paolini, con la sua atroce grammatica… sigh…

Fine break

****

Paolini possiede, ahimè, un grande dono. Ossia quello dell'essere prolissi, il suo stile farraginoso se la tira lunga per pagine e pagine annacquando il brodo più si quanto già non lo sia. Insomma un vero schifo.

Poi, ritornando ai nomi, vorrei chiedere perché così difficili? Non si capisce che la lettura diviene meno scorrevole, perché o non li leggi e vai avanti, o stai mezz'ora per cercare di imparare lo stretto dialetto del luogo.

Eragon è un Calvario. Quando l'ho letto ho provato per la prima volta la sensazione di essere lapidato, arrotolato fra spilli, rinchiuso in una di quelle tombe per le torture. Soffocato, sotterrato vivo e così via. Fino alla tentazione di suicidarmi in maniera volontaria. D'altronde ammiro chi ne è uscito indenne: ( per privacy non metto il nick )

fantastico.un libro meravigliso e coinvolgente,lo consiglio a tutti
Voto: 5 / 5

Certo! Sgrammaticato come sei te! È normale che lo consigli a tutti, è il minimo che puoi fare. Ma poi dimmi? Tutto questo coinvolgimento dove lo trovi? Sul serio… mi stupisco.



BELLO...ERAGON E SAPHIRA SONO MAGNIFICI INSIEME..
VI CONSIGLIO DI LEGGERLO...!!!


Ti è d'aiuto questo?
No, decisamente.

Ma sul serio, una coppia più mal assortita e sfigata di così poteva mai capitare? Ma del resto è fantasy.
Cioè, un ragazzo che cavalca un drago. Ok, ma poi? Dov'è la difficoltà? L'ha cavalcato senza sella! Ecco. E quindi? Quali sono i danni? Gambe sfregiate dalla cute coriacea della bestia.
Anche la vita di Eragon è un calvario. Peggio di così, nelle mani di un tanto incurante scrittore non poteva capitare. Sul serio. Mi fa pena il ragazzo, stretto fra le ossuta dita di Paolini che si diverte a stilare le sue disavventure sfaldando i fogli virtuali di Word. Insomma, Eragon è lo sfigato di turno, colui che per virtù del fato si ritrova spesso e volentieri ( per bontà dell'autore ) in condizioni estremamente vantaggiose. Come il succitato sfregamento delle cosce
Paolini nonostante tutto non si arrende! Il ragazzo non sa cos'è il dolore, quello vero, quello che sa trasmettere. E risolve tutto con un semplice: piagnucolò. Che è insipido, scialbo, incolore. Una macchia grigia su un posacenere appunto del suo materiale grigiastro. Niente di niente, un inutile calvario ai danni del lettore, un unitile solfa per ragazzi decerebrati.
Di sotto riportato lo scialbo piagnucolio che fa Eragon. Che per carità a un lettore sfuggente potrà sembrare dettagliato, ma è indecente. Privo della qualsiasi sensazione che il ragazzo prova, se né prova naturalmente.
Look =)
"Quando Eragon aprì gli occhi, il ricordo di Garrow lo investì con tutto il suo dolore straziante. Si trasse le coperte sulla testa e pianse in silenzio nel buio tepore. Quanto avrebbe voluto restare così, nascondersi per sempre dal resto del mondo. Le lacrime cessarono di sgorgare. Maledisse Brom. Si asciugò le guance e si alzò a malincuore."

Patetico. Per esempio: Maledisse Brom. Perché maledisse Brom? L'unica risposta che mi vien data è: non sono fatti tuoi. Ok, tutto qua è grigio, scialbo, incolore, insapore eccetera. La tristezza che aleggia vedendo un bambino povero con le lacrime agli occhi è nulla in confronto alla visione del dolore da parte di Paolini. Mi dispiace dirlo, ma Paolini non ha la minima idea di cosa sia il dolore. Non è una cosa bella, certo. Cerco di farvi un esempio: sfogliando l'album di fotografie della nonna vi accorgete che sono tutte in bianco e nero, grigie. Sfogliate l'album di matrimonio della mamma, sono a colori. Ditemi qual è quella che riesce a esprimervi di più la gioia di quel momento? Penso quella a colori, che proprio con le sue tinte riesce a dare una sensazione in più al mondo circostante e all'animo umano.
Scusate, ma vorrei pure spiegato meglio, a parole semplici chiare e lineari, cosa sia il buio tepore. Io, sinceramente, avrei fatto una cosa del genere, che modestia a parte rende molto di più:
"Quando Eragon aprì gli occhi, il ricordo di Garrow lo investì con tutto il suo dolore straziante. Lo zio era morto, doveva farsene una ragione, preda di quella sensazione truce non sarebbe stato più capace di riprendersi. Il vuoto che gli s'era aperto dentro, come un gorgo, lo risucchiava a sé urlandogli che, forse, era colpa sua. E di nuovo quella sensazione di essere l'unico responsabile, l'unico in grado di fermare la morte dell'unico familiare che gli aveva concesso amore, ma che lui aveva riscattato al contrario. Si avviluppò nelle sue coperte e in silenzio pianse, snocciolò tutto il suo rancore, la sua perdita. La sensazione di amaro che solo il lutto sa dare. Che ti pervade la bocca e poi di prende tutto il corpo facendoti tremare. Ti senti scosso da brividi e capisci che ogni attimo, ogni tua azione è indelebile, persino il più misero respiro. Non si può tornare indietro.
Quanto avrebbe voluto restare così. Nascondersi per sempre da un mondo che con i suoi occhi da giudice sembrava incolparlo, per poi fargli scontare una sentenza a vita. Poi, le lacrime cessarono di sgorgare inavvertitamente, e su di esse soltanto i residui salati che gli cospargevano le gote. Maledisse Brom, in fondo era anche colpa sua se Garrow adesso non c'era, ma non sarebbe servito a niente scaricargli tutto il peso a lui. Mise i palmi sulle guance madide e le asciugò. Si alzò dolorante con ancora quella sensazione che gli permeava il corpo, fino a scuotergli profondamente l'anima".

Sicuramente è sempre il solito adolescente deficiente, schiavo di una crisi esistenziale, ma almeno sa esprimersi.

Riguardo alla trama è ripetente. Niente di nuovo, un patchwork del signore degli anelli eccetera. L'eletto col simbolo sul palmo, che guarda caso è lo sfigato di turno, che per caso ha la fortuna di possedere l'ultimo drago in circolo. E vola, verso mille avventure. La cosa che mi da sui nervi è l'andare avanti e indietro per l'impero dal nome impronunciabile così come i suoi luoghi, e sono sicuro che nemmeno un crittografo saprebbe estirparne il bisogno e il vero significato. Cavalli, draghi, spettri, s'inseguono avanti e indietro. Si ritorna in città a città, snervante. Per arrivare poi a civiltà troglodite e superavanzate, abitate come di consueto da nani saggi. Là c'è la dimora dell'elfa che si è inseguita per tutte le seicento pagine, da cui immagino il cerebroleso sia attratto. E poi il gatto mannaro, l'erborista eccentrica, la magia. L'intrinseco significato di ogni parola, la vera favella. Non un cliché che non sia uno, non un qualcosa che non sia copiato da qualche altro grande romanzo degno di questo nome. Insomma € 15, 00 buttati, solo perché ho acquistato l'edizione economica che la Bur spaccia a questo modico prezzo, mentre la Rizzoli ha il coraggio di offrirtela nella sua veste, quella con la sovraccoperta, a € 22, 50. Un vero schifo, provo. Niente che si possa salvare, o quasi. Paolini scrive come un bambino delle elementari, non ci mette passione, nessuna voglia. Soldi sprecati quindi, tempo sprecato. Mi sento un martire.

Consigliato? Assolutamente no. Ma se volete provare per la prima volta la sensazione di essere processati fate pure, nessuno vi obbliga. Penso che ora mi tocchi la redenzione.

VOTO=1/5



lunedì 5 luglio 2010

PostHeaderIcon Chi è chi?

Oggi vorremo proporvi un giochetto, a cui vorrei voi partecipaste. Niente di serio, qualcosa di carino per annoiare il tempo di questo caldo lunedì estivo. Avete mai visto un gatto che suda? Non è un bello spettacolo –.-“

Anyway…. per commento dovete dirci chi è raffigurato in queste immagini?

 

 

Livello 1

62 Chi è? O.o

Livello 2

74

 

Livello 3

6000

 

Livello 4 ( e ultimo! )

 

123

 

Aspettiamo vostre risposte ;)

 

P.S: Troppo facile vero?

venerdì 2 luglio 2010

PostHeaderIcon Recensione: Il Silenzio di Lenth

 







 Autore: Luca Centi

Titolo: Il Silenzio di Lenth

Editore: Piemme (Freeway)

Prezzo: 20,00 €

Pagine: 430




Recensione di: Zia Mad








Un tratto scorre veloce sul foglio, lo attraversa, disegna, naviga. Erra.
La mano afferra la gomma, la passa sul brano sbagliato, ed essa strofina la carta, si sminuzza in brandelli di grafite sporca, rettifica anche un minuto spazio che si poteva salvare.
Un soffio; e quei pezzi di un passato di cui resta solo il solco violento volano, scompaiono, mentre altri ancora si appiccicano alle dita, imperterriti a non completare il viaggio. Sono scomodi, deleteri.
Bene, i residui della gomma sono come “Il silenzio di Lenth”. Pagine squallide, insignificanti, con uno strascico fastidioso in bocca, l’amaro di una lettura persa.
La trama potrebbe anche attrarre, e l’acquisto è garantito dalla bella presentazione che la casa editrice ha fornito al volume che, in sé, non ha poi nulla da offrire. La trama è suddivisa in due parti, la prima ridondante e noiosa, in cui ogni evento accade identico (o con minime sfaccettature di cambiamento) ad ogni personaggio. La cosa forte è che Centi ha avuto il coraggio di descrivere tale evento, più e più volte, per ogni stolto protagonista.
Nella seconda parte gli eventi prendono una piega leggermente diversa, si fanno più movimentati, nonostante la scrittura resti un abbozzo senza successo alcuno. La cosa che più mi ha lasciata scioccata è la gestione delle morti dei personaggi: non siamo nel Mondo Emerso, dove non è ancora stato segnalato un caso di morte per vecchiaia, ci troviamo in un vero e proprio lager nazista pseudo-fantasy. Muoiono come un castello di carte che si sfascia in preda a una tempesta, e la tristezza e il lutto che si pensa li accompagni durante la traversata del Cocito diventano uno strano limbo che dura pochi secondi appena: il vortice degli eventi si dimentica fin troppo presto dei poveri caduti sotto la penna fustigatrice del nostro scrittore.
Una cosa è certa: Luca non diventerà mai un poeta. Testimonianza i versi pietosi della sua profezia, che così recita:
I tre sigilli, come angeli di fuoco violeranno il cielo,
così come le ombre, non più tali, assumeranno differente sostanza.
E arriverà il giorno in cui l’astro adamantino,
per sfuggire al suo tristo fato, porterà a adempimento
delle quattro croci lo stabilito compito.
Solo allora il Succedersi troverà degno epilogo […]
Lo “stabilito compito” è una sferzata in pieno viso, fra versi che non hanno parvenza di assonanze fonetiche e che fuggono dal linguaggio compito e apocalittico che ben si addurrebbe a una rivelazione degna di tale nome. Ah, la profezia è di un certo tizio, Vehrne, nome che ricorda vagamente un parente prossimo del lombrico… verme vi dice qualcosa?
L’argomento estraniante è il pittoresco modo di associarsi alla religione, per me sviluppato in maniera ancora piuttosto immatura per lasciargli sortire il giusto effetto. I sacerdoti paiono tutti degli esaltati, e ogni cosa è fatta in nome di un Dio prettamente antipatico e che verrebbe voglia di sgozzare nel pieno del libro. Peccato che, fra tutte le morti, questa non sia stata ancora contemplata dall’autore. L’eroe eletto, per di più, pare essere diventato il cliché fantasy, che anche qui non viene saltato.
Lo stile è sciatto, semplicistico, ma qui mi vien da spezzare una lancia: è come trovarsi con della pasta in bianco a confronto con il minestrone, perlomeno ci troviamo con un sapore insapore che con un intruglio cattivo da ingurgitare.
Non pretendo che egli acquisisca dello slancio lirico, poiché non sarebbe congeniale ai fini del genere scelto, ma dovrebbe migliorare alcune caratteristiche dello stile per completare gli ambienti e far risaltare i passaggi salienti della storia.
Le descrizioni, ad esempio, da sole possono dire molto, e magari permettere di saltare paragrafi narrativi di spiegazione che paiono presi dai volumi polverosi di qualche biblioteca dell’orrore. Un buon narratore deve saper descrivere, e uno stile accurato permette di compiacere il lettore che man mano si figura la scena, pitturandola in mente particolare alla volta. Se ciò è svolto con dovizia e saggezza, si potrà evitare di cadere nel noioso, e saper mantenere in vita l’attenzione con una descrizione movimentata. È come l’amabile ape di Wilde che, mentre Basil e Lord Henry dialogano, dipinge “Il ritratto di Dorian Gray” col suo dolce passar di fiore in fiore.
Centi descrive a mo’ di elenchi, dicendo cosa è presente nel suo ambiente e l’effetto che l’accozzaglia di elementi dovrebbe suscitare nel complesso. Un esempio di descrizione Centiana:
“Venne trascinato fuori e solo allora rammentò il luogo in cui si trovava: un villaggio, decine di piccole capanne e campi irrigati, un corso d’acqua che scorreva diramandosi in più direzioni e l’enorme cascata, completamente circondata da una fitta vegetazione, che si gettava da una apertura alta centinaia di metri. A fare da cornice, imponenti montagne e cavità appena accennate che lasciavano intendere altrettante gallerie.”
Un esempio della stessa descrizione con l’intento di migliorarla:
“Lo trascinarono all’esterno, e parve rammentarsi solo allora che il luogo in cui si trovava era ben altro che la squallida e angusta cella in cui aveva trascorso le sue ultime ore. Lo accolse un villaggio composto da piccole capanne dal tetto in paglia e con basse pareti, e più in fondo numerosi campi, irrigati grazie a un corso d’acqua già di per sé ricco di diramazioni, e che gli abitanti avevano convogliato in dei canali che percorrevano i terreni coltivati. Alberi e cespugli spuntavano qua e là, immoti, concentrandosi nei pressi di una fantastica cascata dalle acque azzurrine. Ess a si gettava da un’apertura posta a centinaia di metri più in alto, e nel suo salto prendeva chiare sfumature di ogni colore, pervadendo l’aria di piccole gocce che ti inumidivano il viso quasi fossero lacrime d’angelo, lo scrosciare dell’acqua nel suo getto costante che ti accompagnava, durante il giorno e la notte, imboccandoti alla porta dei sogni come un dolce fruscio. Tutt’intorno vi erano alte montagne dai costoni bruniti, fra cui a volte si scorgevano cavità più buie, segno della presenza di altrettante gallerie.”
Mi spiace tantissimo di aver speso la bellezza di 20€ per questo libro. Anche se fa la sua figura nello scaffale dello studio, la lettura mi è parsa un’agonia lenta, con lievi interruzioni rappresentate da brani piacevoli, ma che resta pur sempre una punizione divina.
Complimenti alla copertina, fantastica e surreale, la sovraccoperta che in libreria fa quell’effetto mistico… che si smorza appena uno arriva a leggere il (fortunatamente) piccolo titolo sul bordo.
Concludo così la mia recensione.
Più che dire che fa schifo, devo anche dire che è da buttare? Sempre là stiamo.

Voto:  1/2 (mezzo) cappello
madhat 
Per maggiori informazioni: la recensione di Gamberetta
mercoledì 30 giugno 2010

PostHeaderIcon Capitolo one. Amici per il pelo


Oggi vi pubblichiamo il racconto di questa nostra blogstory, spero vi piaccia. A mercoledì il prossimo ( forse ) ;) 

Fra gli intricati rami degli alberi di Wonderland, a un passo dai funghi giganti e abbastanza lontano dalla contrada del Brucaliffo, di preciso a metà strada fra i regni della Regina Bianca e della Regina Rossa, la vegetazione lascia spazio a una radura dove hanno trovato svago tipi piuttosto singolari, e che pare punto obbligato di passaggio per chiunque si trovi a gironzolare lì intorno: qui, Chesy, Crylice e Zia Mad hanno da tempi immemori installato il loro quartier generale.
 Un lunghissimo tavolo che pare poter ospitare tutto il paese occupa in lungo l’intero spiazzo, esso è ricoperto di una dolce tovaglietta in broccato rosso ricamata a mano, tutta merlettata a bordi con motivi floreali. Col passare del tempo, però, il colore rosso si è spento in un più cupo bordeaux, colpa delle macchie di tè non meglio riconosciute e delle varie creme da pasticcini che ci sono finite sopra.
 La tavola si presenta costantemente imbandita, da dove poi i nostri compagni prendano i viveri è ancora un segreto ignoto a tutti. Numerosi piattini, dalle variegate forme e colorazioni, sono sparsi lungo i metri a disposizione, così da creare strani gruppi eterogenei che hanno imparato a socializzare fra loro. Sono accompagnati, è inevitabile, da altrettante tazze da tè, alcune minute per ospiti di limitata stazza o per chi volesse solo assaggiare determinate fragranze, altre così enormi che riuscirebbero a contenere anche un litro intero di quel liquido profumato. Si è scoperto di recente che queste ultime siano le preferite di Zia Mad. I vari servizi adducono talvolta l’utilizzo di forchette per crostate e torte, cucchiaini per girare lo zucchero e coltelli per spezzettare i biscotti durissimi, ma non per questo meno saporiti, donati dalla Regina Bianca.
 Zuccheriere mezze svuotate e capovolte, con i coperchi che giacciono miglia a distanza da loro, s’alternano a brocche di latte e limoni tagliati a metà. Fra tutto questo spiccano le enormi cataste di dolciumi assortiti: un buon tè deve essere accompagnato da sfiziosità multiple, e così non mancano cioccolatini, ciambelle, meringhe, marzapani, sacher torte, strudel, gelati, pesche con colate di cioccolato fondente, mele caramellate, le fantastiche gallette alla Regina Rossa e chi più ne ha più ne metta.
Così troviamo capannelli confabulanti e ciarlieri creatisi fra i vari servizi provenienti da ogni angolo del mondo. Troviamo il piattino cinese che, sbattendo gli occhi a mandorla, ammicca verso l’elegante e snella teiera indiana, mentre i cucchiaini brasiliani e polacchi fanno a gara per chi lancia le zollette di zucchero più lontano. Per non parlare, poi, delle varietà di tè, ognuna più gustosa dell’altra, che sembrano prepararsi e correggersi da sole per cercar di diventare le specie più amate e richieste.
 Non v’aspettate però che, con questa confusione d’armamentario, regni dell’ordine sulla mensa ufficiale di Wonderland. Immaginate di star spiando dall’alto degli ontani che circondano la nostra pittoresca radura, osservando fra le foglie che pian piano offrono scorci sulla tavola apparecchiata di tutto punto. Vedreste una trambusto di tre individui che più che allegri paiono semplicemente pazzi, e un via vai di oggetti non specificati che hanno la mania di volare da un lato all’altro della sala approntata all’aperto. Grida di risate e rumore di cocci rotti saranno l’unico suono, all’inizio fastidioso, che udirete stando accucciati lì fra gli alberi.
Ma, ehi… che fate ancora là sopra? Scendete e unitevi ai tre più folli di Wonderland! Su, che sta per succedere qualcosa di veramente molto, ma molto… matto.
«Ehi! Guarda com’è affascinante la teiera oggi! Sembra di esser felice per le smancerie che il piattino le offre» Chesy fa, amichevolmente, l’occhiolino alla stoviglia di ottima manifattura orientale, che pian piano arrossisce per via della marmellata alle fragole che Crylice, sbadata com’è, gli ha chiazzato coi palmi. Nell’aria però non è tutto così terribilmente felice, e mentre la zia cerca di riaggiustarsi il cappello sulla testa, rigirandosi più volte l’enorme fiocco rosa e rinfilando nella taschina l’etichetta “10%” a cui tiene davvero tanto, l’atmosfera aleggia di vaga tristezza, che va ad impregnare l’erba del rorido prato cosparso di zucchero a velo. Angoscia.  
Crylice agguanta ad uno ad uno gli squisiti pasticcini alla crema, e si riavvolge su se stessa per sistemarsi il suo copricapo di fragole. Oggi fa l’ingorda, non è da lei. Intanto il prezzo da scontare sono i suoi capelli che risultano sempre più appiccicaticci per colpa del miele che la Zia Mad le ha lanciato. Peccato per i miei capelli d’oro,  pensa la stretta parente di Alice.
«Devo dire che ti dona… quell’oro zecchino su quello grezzo!» Dice scherzoso lo stregatto, che appollaiato se ne sta sul suo sgabello di stoffa vermiglia – sì, sempre le fragole – sostenuto da un trespolo in acciaio luccicante ai raggi del sole che lo colpiscono a tratti. Crylice sembra fortemente irritata.
La zia, al capo tavola, è seduta sulla sua ampia e comoda poltrona blu oltremare, rattoppata in più parti - vedasi l’ovatta che ne fuoriesce. Sorseggia cauta il suo tè, e al contempo osserva l’aria tesa fra i due che pian piano s’instaura. Così, mentre le sue due codine arancioni come carote fresche che il bianconiglio tanto le invidia, svolazzano arruffate al lato del suo viso, alcune ciocche di esse si staccano dal suo capo e finiscono nel tè, che cuoce lento su un pentolino che bruciacchia man mano la tovaglia bordeaux. Non si sa da dove venga la fonte di calore, fatto sta che il bollitore d’acqua calda serve da uso interrotto, e non a caso si trova costantemente al fianco della Zia Mad. Una lacrima le solca il volto placcato di biacca, scolorendola un po’, e il vento subito l’asciuga. Sapete, lei non piange mai. È solo il vento che tira, che porta gli emissari della Queen, come tante foglie trascinate dai rovi delle piante, carovane unite fra loro da catene.
Con la mano coperta da un guanto di un bianco smunto, fruga fra le innumerevoli saccocce che il pastrano verde bottiglia cela o mostra animatamente, accompagnate da bottoncini colorati e di varie misure. Estrae un piattino davvero minuscolo che afferra con le sue dita ossute e, pronta, con uno sguardo sarcastico saturo di sfida, lo lancia per aria. Il piattino fende l’aria quasi fosse uno shuriken, tagliando il vento come una squisita tortina di pastafrolla, e smuove i peli e le ciocche dei Chesy e Crylice. Ma l’arma-piattino disegna una linea retta fra loro, andandosi a frantumare dall’altro lato della tavola, e nonostante tutto lo stregatto e la ragazza non s’accorgono di nulla. Continuano a squadrarsi con sguardi momentaneamente carichi di odio.
Allora la zia, avendo frantumato l’ultimo piattino a disposizione nella tasca, esce una verga di un verde elettrico, abbacinante,  con il manico gommato e nero. Ne da un colpo, producendo un rumore secco molto simile allo scroccare dei frollini della Regina Rossa sotto i denti affamati di Chesy, e la sua punta che tutto incolla va ad agguantare il piattino cinese, tirandolo a sé. Alla teiera indiana sfugge uno sbuffo, che subito svapora nell’aria densa di Wonderland. Allora, una volta in possesso del piatto donnaiolo e pregna di furbizia, la cappellaia lo scaglia sulla testa dello stregatto. Improvvisamente la  folta peluria dell’animale, ora a strisce grigie e blu, diventa gialla e nera. Come a dire: Pericolo!
Ma viene lo stesso colpito.
E con un capo giro cade dalla seggiola esanime.
La zia cambia colore delle iridi, trasformandole in un rosso infuocato, mentre la fanciulla dalla bionda e fluente capigliatura manda uno strillo acuto. E ogni gocciolone che le stilla dagli orli della palpebre va ad irrigare tutta Wonderland, allorché non riaccada lo spiacevole incidente di quando l’acqua arrivò fino alla contrada del Brucaliffo, facendogli compiere il primo bagno in una piscina assieme a tazze e tazzine, dolci e dolcini, e un topo che quel giorno aveva schiamazzato per la sua cute zuppa, la zia si alza svelta e scattante percorre come un scheggia il tavolo, dove pesta e calpesta frantumando tutto il ben di Dio che giace. Tappa quindi con un fazzoletto, appena uscito fulmineamente da una delle tante sacchette, gli occhi di Crylice, così da non permettere il fuoriuscire delle grosse gocce d’acqua dolciastra delle sue lacrime addolorate. La giovane smette: quel gesto le serve come un monito che la calma. Poi tutt’e due si fiondano sul corpo tramortito dello stregatto.
Con gli occhi chiusi e il capo all’insù, Chesy se ne sta in panciolle, godendosi la brezza che gli adula il ventre. Allora le due, con le palpebre spalancate, lo osservano colme di tristezza. È forse morto? E quando la prima lacrima pulsa da Crylice e ricade sul pancino della creatura dormiente, questi vibra e alzando di scatto la testa, mostrando orgoglioso il sorriso a sessantadue denti schierati in file verdognole, lecca il volto della ragazza dicendo: «Piaciuto lo scherzo?!»
 Allora, rimettendosi in piedi, fugge a gambe levate macinando chilometri interi sotto le sue tozze zampette, dietro di lui solo polvere.  Zia Mad, infuriata, lo insegue e si accinge ad acciuffarlo per, dopo, scuoiarlo vivo e finalmente farsene una bella pelliccia.
 Se qualcuno lì di passaggio, che fosse animale o umanoide, avesse visto la scena, non avrebbe resistito dal ridere. Effettivamente, osservare una fila indiana formata da un gatto dal pelo ritto sulla schiena e la coda gonfia, che corre come un forsennato; una cappellaia arzilla che mena shuriken e pugnali a tutta birra – o meglio, a tutto tè – lanciandoli ovunque ma mancando sempre il bersaglio – che si presume fosse lo stregatto; e infine un’altra fanciulla, che corre ridendo, forse per non piangere, gridando ai due di calmarsi.
 Filano dappertutto, girando attorno ai grandi steli dei funghi e nascondendosi fra i cespugli dove crescono come frutta leccalecca giganti, e passandoci accanto spesso qualcuno ci fa un pensierino... E una leccatina.
Le risate e le grida dei tre si sentono a miglia di distanza, come il pelo giallo dello stregatto e le iridi rosse della cappellaia. Crylice continua a gridare di fermarsi perché è stanca, eppure è quella che sembra invece non riuscire a fermarsi o almeno a smettere di ridere. O sghignazzare, come preferite.
I tre sembrano sfiniti e infine si fermano, però solo dopo aver attraversato almeno una ventina di volte l’intera Wonderland, passando anche dai reami di entrambe le regine. Durante la strada hanno continuato a gridare e a lanciarsi armi, il mistero infatti è da dove abbiano preso entrambe le cose: come minimo dovevano avere la gola in fiamme, e le armi dovevano essere infinite, altrimenti da dove le tirava fuori Zia Mad? Forse ripercorrendo la strada già fatta ha ripescato le armi già lanciate; se non le ha recuperate tutte, passando per le vie del paese si possono notare kunai che pendono dagli alberi come suggestivi frutti immaturi o marci, e shuriken brillanti che infilzano dei poveri funghi giganti, che niente hanno fatto di male.
Alla fine i tre arrivano sfiniti gattonando – lo stregatto strisciando – alla contrada del Brucaliffo, che dall’alto del suo fungo blu, in mezzo al suo vapore blu, con la sua pipa blu, con i suoi occhietti... gialli e blu, li osserva dall’alto, dove quasi imponente la sua ombra si staglia contro il sole mattutino. O pomeridiano? Non c’è tempo in Wonderland.
I tre matti stanno stesi a pancia all’aria al cospetto del saggio Brucaliffo, e respirano affannati. Zia Mad lascia rotolare gli shuriken sull’erba perché non ha neanche la forza di sollevare il braccio; lo stregatto sembra essere andato in crisi di colori e sensazioni visto che il suo pelo assume un colore appunto indefinito, o non si decide, creando strane sfumature; Crylice ancora non riesce a smettere di ridere, anche se non c’è più nulla di divertente.
«Okay, bene... Che si fa? La pace?» chiede quest’ultima, quando finalmente riesce a levarsi il sorriso dal volto, o quasi.
«Io ci sto.» fa Chesy, sollevando una zampina, stremato per la corsa.
«Anch’io.» Zia Mad non è tipo che si arrende, ma questa non la prende come una resa, ma una tregua che può scatenare la giusta vendetta.
«Okay, allora tutti qui le mani. O le zampe.» dice allora Crylice, tendendo una mano con il palmo aperto verso il basso. La cappellaia si avvicina e mette anche lei la sua mano sopra, avvolta da candidi guanti bianchi stretti in polsini dove spilli dalle capocchie colorate fanno capolino. Infine Chesy, col suo sorrisone a sessantadue denti, mette anche lui la zampina sopra alle mani delle due amiche; il suo pelo è di nuovo del consueto blu, che sta prendendo delle venature rosa, visto che si sta eccitando.
«Uno...» sussurra Crylice, lanciando uno sguardo d’intesa alla zietta.
«Due...» mormora a sua volta Zia Mad, reprimendo sotto i baffi un sorriso malizioso.
«Tre!» miagola lo stregatto, e all’unisono il trio solleva le mani verso l’alto: «Viva il Trio dei Matti!» urlano tutti insieme, felici come non mai, come se tutto quello che fosse successo finora fosse stato solo uno scherzo. In fondo lo era, ciò che dice – o fa – un matto non lo si deve mai prendere sul serio... Scherzando sul serio, al massimo.
Il Brucaliffo si sporge dal suo fungo gigante, lasciando che il vapore blu sospiri dalla sua pipa e lo avvolga in seriose volute, e con la lente all’occhio chiede: «Chi siete voi tre?»
«Il Trio dei Matti!» rispondono in coro i tre amici, ognuno con un sorrisone stampato in faccia, soprattutto Chesy, che è il numero uno nei sorrisoni.
«Bene, e che state facendo?» chiede ancora il vecchio e saggio bruco.
«Stiamo firmando l’attestato della nostra amicizia!» risponde Crylice, raggiante, lanciando occhiatine ai suoi compagni.
«Amici per il pelo!» aggiunge Chesy, e Zia Mad completa: «Per sempre!»
lunedì 28 giugno 2010

PostHeaderIcon Test: A chi somigli di più?


















Oggi vi proponiamo il nostro primo test; A chi somigliate di più?


Divertitevi.

P.S.: prima di fare il test, leggete bene il post delle presentazioni =P




1) Se ti trovi in una situazione difficile, cosa fai?

A- Evapori
B- Esci i pugnali
C- Diventi isterico


2) Se accidentalmente ti bagni, qual è la prima cosa a cui pensi?


A- Capelli
B- Ne approfitti per farti una nuotatina
C- Pelo


3) Tè preferito?

A- Tè Caylon
B- Zucchero innaffiato con tè
C- Tè all’amarena


4) In cosa sei più bravo?


A- Riempire di coccole Chesy
B- Cucire cappelli
C- Fare discorsi senza capo né coda



5) Cosa fai quando sei depresso?


A- Scrivi
B- Cambi il colore delle iridi
C- Dici: SMILEEEEEEEEEEEEEEEEE




6) Se qualcuno ti provoca cosa fai?

A- Gli urli contro
B- Lo fai uscire pazzo
C- Esci le armi




7) Cosa ami fare in Wonderland?


A- Graffiare il cappello della zia
B- Passeggiare per Wonderland
C- Fare il Tè




Risposte

1{ A=1, B=2, C=3
2{ A=3, B=2, C=1
3{ A=2, B=1, C=3
4{ A=3, B=2, C=1
5{ A=1, B=2, C=3
6{ A=3, B=1, C=2
7{ A=1, B=3, B=2



A chi somigli di più?


Da 1 a 7…

Sei Chesy.
Giocherellone e scherzoso, ama farsi coccolare ma non lo dimostra, ha una fantasia oltre i confini. Riesce a fare più discorsi con un parola racchiudendole più sensi. Ti piace essere rincorso, o essere carezzato. Ama il calore, i dolci, e la sua pellaccia (pelo).


Da 8 a 20…

Sei la Zia Mad.
Innovativa, brillante, originale e stravagante. Non ha paura di mostrarsi al mondo per quello che è, ama la libertà. Ha dei neuroni scribacchini che la rete le invidia. Fa il Tè più buono di tutta Wonderland. Ama le armi, i furti, e tutto ciò che si implica nel lavoro dei malfattori. Del resto è l’ombra di Dubhe. State attenti.
P.S.: ama il suo gatto.


Da 21 in poi…

Sei Crylice.
Testarda, tenace, e con poca autostima. Ama coccolare Chesy, è un’esploratrice di tutta Wonderland e trova sempre i modi migliori per non annoiarsi. Ma scende molte volte sotto il livello del mare (in depressione)! In compenso è bella, dolce, ed ha sempre il sorriso sulle labbra. Le piace sfoggiare abiti eleganti e giocare con la sua zia a farsi fare i capelli in miriadi di acconciature fuori dal comune. E’ un po’ pazzerella, ma è una cosa comune fra noi ;)




E una grande auguri a Fely ;)
venerdì 25 giugno 2010

PostHeaderIcon Presentazioni

Salve, sono la vostra Cappellaia, nonché ufficiale barista del blog. In questo momento vi sto salutando togliendomi il mio amato cappello e facendo uno sbilenco inchino. Benvenuti nella nostra Wonderland!
Chiedete a me per qualsiasi tipo di tè, la mia dispensa è fornita di ogni cosa, pronta a soddisfare tutti i vostri gusti più strani e palati più esigenti. Sì, Chesy, ho anche l’estratto di Regina Rossa, non ti preoccupare ;)
Voglio un mondo di bene al mio caro gattino, sapete, sono la sua zietta ^^ E anche per questo un po’ tutti mi chiamano Zia Mad.
Perché? Semplice: Cappellaia Matta in inglese è Mad Hatter. Il fatto che mi abbiano eletta zia però non so spiegarmelo neanch’io.
Sono un po’ pazza, parecchio pazza, come tutti qui d’altronde. I miei capelli riccioluti e di quella gradevole gradazione aranciata, come il tè Ceylon, sono il mio punto di riconoscimento. Adoro acconciarli in due simpatici ciuffi al lato del viso, prontamente incipriato di bianco e con alcuni decori rossicci su guance e contorno labbra.
Non sono un clown, anche se lo sembro. Sono Zia Mad e basta. Amo fare cappelli, di tutti i tipi e generi, è il mio lavoro quando non sono impegnata a stare attenta all’acqua che bolle sul fuoco. La mia opera più cara è il cappello che porto sempre in testa, e che come vedete ha un aspetto un po’ sgualcito. Purtroppo il mio gattino adora giocarci, e quando evapora riesce a rubarmelo dal capo, cosicché col tempo si è riempito dei segni dei suoi piccoli artigli. Per fortuna il mio fiocco rosa è rimasto intatto.
Indosso sempre una giacca di un marrone tenue che vira al verde bottiglia, ed è dotata di innumerevoli tasche per contenere pasticcini, cucchiaini, bustine di tè e zucchero. Per il resto vesto molto colorata, e non ditemi che non si nota dal mio meraviglioso ritratto. Se vi accorgete che ho i calzini spaiati… non prendetevela, fa parte del look.
I miei più grandi compagni di giochi, fantasie e strane elucubrazioni sono Chesy e Crylice, la mia migliore amica nonché fantastica confidente.
Anche se sembro innocua, state attenti: in quelle tante tasche si nascondono anche armi letali, pugnali, shuriken e spade pronte a difendere il nostro gruppo di matti!
Credo di aver detto tutto, e se anche ho saltato qualcosa, non fa nulla. Il resto lo saprete più avanti.
Ah, dimenticavo… chi vuole un tè?

*****


Salve a tutti! Mi chiamo Crylice, sono una parente stretta di Alice, simile a lei ma molto più cocciuta, tenace, lunatica e folle dell’originale... Diciamo che sono la versione matta ^^
Altrimenti perché farei parte del Trio dei Matti? o.O
Sono col sorriso perenne sulla faccia, ma sono anche suscettibile, quindi vedete di non provocarmi >,<
Amo strapazzare di coccole Chesy (ecco spiegato il motivo perché spesso sono piena di graffi ^^’) e ascoltare i suoi discorsi che fanno venire mal di testa o semplicemente ti fanno diventare matto (ecco perché lo sono!! Ora l’ho scoperto? o.O’) e amo chiacchierare con la zia, mi ha insegnato come si creano i capelli, tutti gli strani punti per cucire la stoffa e i nomi di tutte le razze di cappello che sa fare (mi ha imparato solo i nomi, eh, è impossibile imparare a farli tutti ^^’): Cuffia, Acidaro, Basco, Berretta, Bombetta, Borsalino o Fedora, Camauro, Cono, Colbacco, Chullo, Cilindro, Cloche, Coppola, Panama, Feluca, Fez, Fitted, Kefiah, Kepi, Kippah, Lobbia, Papalina, Pileo, Shakò, Shashia, Sombrero, Garibaldino, Toque, Tuba, Turbante, Zucchetto... Ehm... Oh-oh, aiuto zia, li ho dimenticati!!!!!!!!!!!
Ha sempre tanta pazienza per insegnarmi e inculcare nella mia testolina tutta quella sfilza di nomi che solo lei riesce a ricordare ;)
Amo passeggiare per Wonderland, e prendere un tè con Chesy e la zia... Ma fate attenzione, se venite a farci visita e prendete un tè con noi, tenete gli occhi aperti quando chiedete qualcosa... Noi gli oggetti non li passiamo, ma li lanciamo, quindi vedete di allenarvi a schivare tazze rotte, cucchiaini, zollette di zucchero... E qualsiasi altra cosa che ci chiedete ^^
Siamo solo in tre, e ci divertiamo un mondo, anche se la nostra tavola è molto lunga, e apparecchiata per chiunque passi a farci visita! Quindi venite pure, avrete in cambio di una visitina una tazza di tè, magari spiaccicata in faccia, un mucchio di risate folli e tante chiacchiere ;)

*****

Sono un gatto, uno stregatto. Sono il gatto della Zia Mad. Lei ne ha la proprietà.... (talvolta in preda ad attacchi di pazzia mi rincorre per tutta Wonderland per cercare di agguantarmi... e dopo prendersi la mia pelliccia, non sapete quante volte mi ha rasato...! Solo una volta è riuscita a prendermi :P, non sapete che manto pelliccioso s'è fatta. Poi ho imparato a evaporare e svaporare da tutte le parti ^^ allora è andata anche meglio) Parentesi chiusa.
Allora, come cominciamo.
Sono il gatto preferito di Crylice, ops volevo dire stregatto. Nonché l'unico esistente stregatto. Comunque sono il suo preferito, vi basti questo. Quando mi prende, mi stringe fra le sue grinfie e mi fa tante di quelle coccole che... faccio dei balzi bestiali per scappare dalle sue braccia. La finisce solo quando la mordo.
Sono uno stregatto, il cui passatempo preferito è delirare. Io Amo delirare ( I LOVE DELIRIUM ).
Sono uno stregatto che aggiorna sempre più i suoi neuroni scribacchini.
Ma soprattutto sono matto!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Amo dirlo, essere matti naturalmente è un pregio... sono finito al manicomio 47 volte, ma non ditelo a nessuno, mi raccomando.Non che io me ne vergogni, è che se lo vengono a sapere loro... non so chi... che ve l'ho detto... mi recludono di nuovo, e allora dovrò nuovamente ricorrere alle tecniche della zia.
Sono un golosone, per annoiare il tempo mangio, ma non ingrasso ^^ il mio potenziale potere. A Wonderland, quand siamo seduti alla tavola imbandita, svaligio la zuccheriera con i miei artigli puffosi. Chiedo sempre il mio tè preferito, ovvero tre tazze di zucchero con aggiunta, appunto, di tè. Accompagnati, naturalmente, dai cioccolatini al latte (quelli bianchi), a foggia di Queen... hanno pure la parrucca pitturata. Mi piace sentire quando il cioccolato fra crack, sotto i miei denti che fracassano il cranio della Queen. E poi tutto il corpo.
Come avrete ben capito, io ODIO LA QUEEN!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Talvolta basta semplicemente nominarla per farmi ritinteggiare di giallo, rosso, blu elettrico e così via. Fino a che mi appendono in discoteca -.-
Ho finito, spero di farvi passare tante serate o mattine o pomeriggi gondando, (fondere fino a raggiungere lo stato del delirio pure e folle).
Bye... ( sono proprio questo, quello qua sopra, in versione golosone :P)
Ah, non fatemi arrabbiare. Non scherzo, potreste subire danni al vostro cervellino :D
A presto cari!
P.S.: Amo giocare col cappello della zia ;)
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